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La muffa nei muri delle case nuove

muffa e ponti termici

muffa e ponti termici

La cosiddetta muffa nei muri presente nelle case nuove è fonte di infinita discussione fra proprietari e costruttori che genera un rimbalzo di colpe fra gli uni e gli. I proprietari accusano il costruttore di aver costruito male, i proprietari accusano gli inquilini di non aerare a sufficienza (non si aera mai abbastanza…) o di farsi troppe docce, di stendere i panni in casa (e se per esempio non c’è uno spazio condominiale apposito dove si dovrebbe stendere in inverno quando magari fuori piove o c’è nebbia?) o come ho sentito di invitare troppa gente in casa…?

Vediamo di fare un pò di luce sul problema e di cercare di “dare a Cesare quel che è di Cesare”.

Cos’è la muffa nei muri?

Non è una risposta banale come potrebbe sembrare, quella che noi comunemente chiamiamo muffa potrebbe in realtà tante cose, vediamo un pò:

FUNGHI: organismi pluricellulari privi di clorofilla (a differenza delle alghe), costituiti da cellule sferoidali o allungate dette ife, spesso riunite in ammassi intrecciati chiamati miceli. Tutti i funghi sono eterotrofi, cioè ricavano il cibo dall’ambiente esterno; la cellulosa, sostanza organica presente nelle idropitture, costituisce un’ottima fonte di nutrimento e un ambiente umido e poco aerato l’habitat ideale per la proliferazione.

MUFFE: manifestazione visiva dello sviluppo di alcuni tipi di funghi pluricellulari, capaci di ricoprire le superfici sotto forma di miceli spugnosi. A seconda delle specie coinvolte
nella colonizzazione, il loro colore può essere grigio, verdastro, marrone o nero. Le spore rilasciate dalle muffe a scopo riproduttivo non sono normalmente dannose per la salute, ma nei soggetti predisposti possono determinare reazioni allergiche.

ALGHE: organismi vegetali mono o pluricellulari strutturalmente molto semplici, ma dotati di clorofilla e dunque in grado di effettuare processi di fotosintesi. Si sviluppano più frequentemente sulle facciate esterne, dove possono trovare la luce e il nutrimento necessari per sopravvivere. Sono generalmente verdi, anche se particolari pigmenti possono conferire loro un colore azzurro, rosso o bruno. Se non vengono bloccate in tempo, le alghe portano allo sviluppo di agenti di degrado biologico più complessi e difficili da debellare, come il muschio e i licheni.

MUSCHIO: gruppo di vegetali delle Briofite presente in natura in circa 15.000 specie e le cui foglioline sono caratterizzate da un ordinamento a spirale. Il muschio non può essere estirpato con le sostanze che contrastano la crescita di muffe e alghe e prolifera in ambienti umidi, poco
soleggiati e soggetti a ristagno d’acqua.

LICHENI: spesso erroneamente confusi con il muschio, sono in realtà degli organismi simbiotici derivanti dall’associazione di funghi e alghe; sono in grado di sopravvivere anche in condizioni ambientali molto severe e impossibili per altri vegetali. Come il muschio, anche i licheni sono molto resistenti agli agenti biocidi.

Perché si presentano questi fenomeni di degrado delle murature:

Per avere la proliferazione di muffe e funghi devono sussistere le condizioni di:

  • umidità
  • cibo per alimentarsi
  • scarsa ventilazione
  • calore (5-25° di temperatura, guarda caso quelli che ci sono nelle case normalmente)

Le condizioni ideali alla sopravvivenza delle alghe sono:

  • sostanze organiche che forniscano nutrimento
  • umidità
  • ambiente neutro-alcalino
  • luce per fotosintesi clorofilliana
  • sali minerali

Quindi diciamo che le muffe e funghi si formano preferibilmente all’interno mentre alghe muschio e licheni preferibilmente all’esterno.

La principale causa che può determinare lo sviluppo di funghi e muffe all’interno dei locali è l’accumulo di umidità e la formazione di condensa sulle pareti. Questi fenomeni dipendono da numerosi fattori:

  • Scarso ricambio d’aria nei locali.
  • Problemi di umidità di risalita capillare dal terreno.
  • Esposizione della parete a nord su abitazioni non coibentate.
  • Presenza di mobili ingombranti che coprono i muri impedendone la ventilazione, su pareti non coibentate.
  • Forte produzione di vapor acqueo, come accade spesso nei bagni e nelle cucine.
  • Materiali e tecniche costruttive impiegate in maniera non idonea che possono creare ponti termici.

Numerosi altri fattori contribuiscono potenzialmente allo sviluppo delle muffe all’interno. Tra essi ricordiamo:

  • Temperatura favorevole, generalmente compresa tra i 5 °C e i 25 °C, senza sbalzi rapidi, quindi quella che normalmente c’è nelle case (20° in inverno, 25/27° in estate).
  • Presenza in parete di sostanze organiche che forniscono nutrimento alle muffe, come la cellulosa contenuta nelle idropitture o le impurità e lo sporco depositatisi nel tempo. Anche un’accurata pulizia delle superfici murali può non essere sufficiente ad eliminare tutte queste sostanze, specialmente negli angoli e nei punti meno ventilati.
  • Lavorazioni particolari realizzate all’interno del locale, come nel caso dei caseifici, degli stabilimenti alimentari o delle lavanderie industriali.

Perché si forma la muffa nei muri delle case nuove

Le case nuove per motivi di risparmio energetico sono più impermeabili delle case vecchie quindi tendono a conservare l’umidità relativa presente che può facilmente andare sopra il 60%, specialmente nei bagni e nelle cucine anche molto oltre. Se non c’è un sistema di ricambio meccanico dell’aria, presente solo negli edifici più evoluti l’umidità può essere eliminata solo col ricambio “manuale” dell’aria, ovvero aprendo le finestre.

Se è presente un ponte termico o una parete non isolata o isolata male, specie se orientata a nord si può facilmente raggiungere il punto di rugiada che dipende da umidità relativa dell’aria e temperatura del’aria presente, in quel punto avverrà la condensa e potrà formarsi muffa, che sarà favorita da scarso ricambio di aria, quindi più facilmente si formerà dietro i mobili.

Quali sono i comportamenti corretti?

Per evitare o almeno limitare la formazione di muffe a parere dello scriventi si può e si deve:

  • mantenere un adeguata aerazione aprendo ogni tanto le finestre ( ma non si può chiedere di aprire le finestre in continuazione se no addio risparmio energetico e inoltre se non siamo in casa non possiamo pagare qualcuno che fa aerazione al posto nostro);
  • dotarsi di un deumidificatore per togliere parte dell’umidità interne delle case che agisca autonomamente rispetto al proprietario mantenendo un corretto livello di umidità;
  • riscaldare uniformemente la casa in modo da non creare zone fredde;
  • evitare se possibile mobili attaccati alle pareti che danno verso l’esterno o controllare periodicamente cosa succede dietro di essi per rimediare nel caso immediatamente;
  • tenere sotto controllo l’umidità relativa della casa con un misuratore, costano pochi euro e spesso sono abbinati a sveglie, la soglia di pericolo a mio parere è quando l’umidità relativa permane spesso al di sopra del 60%.

Una volta che si seguono tali comportamenti la formazione della muffa non è più imputabile ai proprietari, perché va bene aerare ogni tanto ma non si può chiedere a una persona in inverno di aprire 4/5 volte al giorno, per di più se fuori piove e c’è un umidità relativa esterna superiore al 90%, il che renderebbe comunque l’aerazione inutile al fine dello smaltimento dell’umidità.

ponte termico

ponte termico, le zone blu sono a una temperatura sensibilmente minore delle zone arancioni, in questo caso si parla di ponte termico geometrico, in corrispondenza dell’angolo del fabbricato.

Questo per dire che la causa della muffa sui muri, nel caso in cui il comportamento degli utenti sia corretto è da ricercarsi nei dettagli costruttivi che creano dei ponti termici in cui l’umidità andrà a condensare, quindi in errori o progettuali o esecutivi. Ove vi siano evidenti ponti termici non corretti come interruzioni del cappotto termico o particolari non correttamente coibentati è ovvio che attribuire la causa della muffa esclusivamente ai proprietari è quanto meno una pratica scorretta, purtroppo spesso utilizzata da imprese poco serie che non vogliono ammettere errori.

Un ponte termico in buona sostanza è una discontinuità che crea una differenza di temperatura, ovvero un punto freddo, nel quale la condensa avverrà in modo preferenziale.

E’ ovvio che ogni caso va esaminato attentamente e tale scopo può essere utile il ricordo a misurazioni di temperatura e umidità puntuali tramite per esempio termocamera, o termometro a infrarossi o tramite datalogger posizionati nei punti strategici, in modo da capire se il comportamento degli utenti e corretto, l’esame puntuale del progetto e la verifica quando possibile della corretta esecuzione degli accorgimenti di isolamento e di correzione dei ponti termici.

Il nostro studio si offre per verifiche della situazione sul posto e suggerire eventuali soluzioni se praticabili, la soluzione infatti non è spesso ne facile ne economica.

bibliografia:

colorificio San Marco

sullo stesso argomento:

dal blog mygreenbuldings

Ipotesi piano di ammortamento cappotto isolante in condominio col 65%

Un intervento di riqualificazione energetica con cappotto isolante in un edificio tipico di Parma.

Ho eseguito su richiesta dei condomini, per un condominio di Parma questa simulazione di intervento di isolamento mediante cappotto, intervento che sotto certe condizioni può usufruite dell’incentivo fiscale del 65%. Da questa simulazione ho cercato di ricavare un realistico piano di ammortamento che può essere, con le dovuta approssimazioni applicato ad edifici simili per caratteristiche.

Ipotesi di cappotto isolante in un condominio degli anni 60 a Parma

Ipotesi di cappotto isolante in un condominio degli anni 60 a Parma

L’edificio oggetto dello studio si trova a Parma ed è stato costruito nell’anno 1961. Per ovvie ragioni di privacy non dirò dove si trova esattamente.

La simulazione è partita dalla certificazione energetica di un appartamento all’interno del condominio, che è stata utilizzata come parametro per determinare il risparmio effettivo ottenuto con l’inserimento del cappotto isolante, naturalmente la metodologia non è precisissima perché bisognerebbe valutare tutti gli spazi riscaldati, ma fornisce un buon parametro di valutazione che può far propendere o meno per l’investimento.

computo metrico approssimativo lavori per esecuzione cappotto isolante.

Per poter usufruire dell’incentivo del 65% bisogna ottenere una trasmittanza della muratura isolata pari a 0,27 W/m2K come da tabella DM 6 gennaio 2010. Data la muratura di partenza che è piuttosto debole dal punto di vista dell’isolamento si è pensato a un cappotto in stiropiuma classe200 da 10 cm.

voce lavori unità di misura prezzo unitario quantità totale  
cappotto isolante 10cm polistirene (stiropiuma classe 200) m2 € 50,00 575,13 € 28.756,25  
ponteggio m2 € 12,00 671,61 € 8.059,28  
onere per sistemazioni varie necessarie a causa dell’inserimento del cappotto isolante: davanzali, riposizionamento pluviali ecc… m2 € 8,00 575,13 € 4.601,00  
TOTALE lavori       € 41.416,53  
iva su lavori (10%)       € 4.141,65  
TOTALE LAVORI       € 45.558,18 (a)

 Preventivo approssimativo spese tecniche necessarie

Per poter eseguire i lavori sono necessari oltre al titolo abilitativo che legittimerà i lavori anche il coordinamento alla sicurezza (se presenti almeno due imprese) e le pratiche enea relative all’ottenimento del beneficio fiscale, il tutto è stato stimato pari a:

voce spese tecniche importo  
spese tecniche pratica autorizzativa € 1.500,00  
coordinamento per la sicurezza € 1.500,00  
spese per la pratica ENEA ottenimento 65% € 1.500,00  
imponibile spese tecniche € 4.500,00  
CNPAIA spese tecniche € 180,00  
iva su spese tecniche (22%) € 1.029,60  
TOTALE SPESE TECNICHE € 5.709,60 (b)

Costo totale stimato dell’intervento di esecuzione del cappotto isolante

TOTALE SPESE INTERVENTO    
TOTALE € 51.267,78 (c)=(a)+(b)
Detrazione 65% su imponibile (da detrarre in 10 anni) € 29.845,74 (d)
     
totale effettivamente speso alla fine dei 10 anni € 21.422,04 (e)=(c)-(d)

Risparmio approssimativo sulle spese di riscaldamento realizzabile con il cappotto isolante

Per ottenere questo valore si è ipotizzato di avere 8 unità uguali all’appartamento certificato il che è chiaramente errato, ma fornisce un buon parametro di valutazione che potrà essere precisato in fase di chiusura lavori.

  IPE (kWh/m2 annuo) classe energetica superficie riscaldata consumo annuo totale (Kwh) consumo annuo totale approssimato (mc di gas) totale approssimativo annuo spese per il riscaldamento  
PRE intervento 215,77 G 513,42 110780,63 11563,74 € 11.563,74  
POST intervento 141,24 E 72515,44 7569,46 € 7.569,46  
differenza (RISPARMIO) 74,53     38265,19 3994,28 € 3.994,28 (f)

Piano di ammortamento dell’investimento

si è poi proceduto a stimare un piano di ammortamento comprendente la spesa iniziale, il risparmio ottenuto sull’irpef mediante la detrazione del 65% dell’imponibile sui lavori in 10 anni e il risparmio annuo sul costo del riscaldamento ottenendo questo risultato:

progressivo anno ammortamento capitale risparmio sul riscaldamento risparmio annuo IRPEF (e)/10
1 2014 € 51.267,78 € 3.994,28 € 2.984,57
2 2015 € 44.288,92 € 3.994,28 € 2.984,57
3 2016 € 37.310,07 € 3.994,28 € 2.984,57
4 2017 € 30.331,22 € 3.994,28 € 2.984,57
5 2018 € 23.352,37 € 3.994,28 € 2.984,57
6 2019 € 16.373,51 € 3.994,28 € 2.984,57
7 2020 € 9.394,66 € 3.994,28 € 2.984,57
8 2021 € 2.415,81 € 3.994,28 € 2.984,57
9 2022 -€ 4.563,05 € 3.994,28 € 2.984,57
10 2023 -€ 11.541,90 € 3.994,28 € 2.984,57
  2024 -€ 18.520,75 € 3.994,28  
  2025 -€ 22.515,03 € 3.994,28  
  2026 -€ 26.509,31 € 3.994,28  
  2027 -€ 30.503,59 € 3.994,28  

conclusioni

Il punto di pareggio ipotizzato dopo 8 anni dall’investimento iniziale non considera il guadagno aggiuntivo dovuto al sicuro aumento del costo del GAS durante il periodo considerato. Nella tabella le cifre negative indicano i soldi risparmiati grazie all’intervento, in pratica al nono anno dopo l’intervento, esso si è completamente ripagato e si sono guadagnati 4563 €, l’anno successivo il guadagno totale è diventato 11541€ e così via. (f) diventa un risparmio annuo costante per tutta la vita del condominio, senza contare inoltre l’incremento di valore per tutto l’edificio che migliorerà il suo aspetto globale e la sua prestazione energetica passando dalla classe G a una buona classe E.

Naturalmente lo studio è ripetibile su qualsiasi edificio residenziale, contattateci per avere un preventivo ad Hoc per il vostro caso.

Sostituzione serramenti e detrazioni fiscali

Gli incentivi fiscali per la sostituzione dei serramenti

Dato che è una domanda che mi viene posta frequentemente Desideravo condividere un interessante articolo che fa un pò di ordine sulle detrazioni fiscali per la sostituzione dei serramenti:

Sostituzione serramenti e detrazioni fiscali

quanto devono essere “isolanti” i serramenti sostituiti?

Ricordiamo che per essere ammessi alla detrazione del 65% i serramenti sostituiti dovranno avere caratteristiche di isolamento termico (trasmittanza) rientranti nel DM 6 gennaio 2010 ovvero:

tabella tramittanze DM 6 gennaio 2010

tabella tramittanze DM 6 gennaio 2010

Nella nostra zona ad esempio (Fidenza- Parma) trasmittanza del serramento pari ad almeno 1,8 W/m2K (che non è poco).

Quindi fate attenzione a quando dovete sostituire i serramenti, rientrare nel sistema degli incentivi non è banale.

Detrazioni per l’efficienza energetica 2013, la nuova guida delle Entrate

incentivi fiscali del 65%

incentivi fiscali del 65%

è uscita la nuova guida dell’agenzia delle entrate sulla detrazione fiscale del 65% con aggiornamento settembre 2013, qui un articolo esplicativo:

Detrazioni per l’efficienza energetica 2013, la nuova guida delle Entrate

e qui il link diretto al nuovo vademecum dell’agenzia delle entrate sulla detrazione del 65%:

vademecum per la detrazione del 65%

Il nostro studio effettua preventivi gratuiti per la detrazione fiscale del 65% ed esegue per voi le necessarie pratiche Enea e gli attestati di certificazione energetica (ACE o APE).

 

Case in legno prefabbricate

Perchè le case in legno prefabbricate

esempio di progetto di casa in legno a Salsomaggiore Terme (PR)

L’argomento delle case in legno prefabbricate è di grande attualità ultimamente ed è ormai possibile dividere  le persone in due grandi gruppi a favore o contro le case in legno prefabbricate. Vorrei cercare di fare un pò di chiarezza per quanto riguarda le cose che conosco a riguardo, sfatando anche alcuni miti sia di chi è a favore che di chi è contrario alle case in legno prefabbricate. Naturalmente l’argomento è talmente vasto che qui faremo solo qualche accenno ai vari temi, che cercheremo di approfondire per quanto possibile in articoli successivi.

Pro delle case in legno prefabbicate

  • velocità di esecuzione: non c’è nulla da dire. Le case in legno prefabbricate, essendo per l’appunto prefabbricate si montano in poco tempo. Una volta fatta la fondazione (in genere una platea in cemento) la casa in legno, essendo il metodo di costruzione basato su tecnologie  a secco, si monta molto velocemente, quanto dipende da quanto è grande la casa e dal tipo di tecnologia utilizzata, ma per la struttura parliamo di un paio di settimane o quest’ordine di grandezza.
  • La casa prefabbricata in legno costa poco: in realtà i costi di costruzione sono meno bassi di quanto in genere si creda e i risparmi dovuti sopratutto alla velocità e alla prefabbricazione sono riassorbiti da altri fattori. Vero è che se devo pagare delle persone per meno tempo risparmio, poi cercheremo di capire se è vero e quanto magari in un altro articolo. Se utilizzo degli standard di produzione in genere risparmio qualcosa. Ma non è assolutamente vero che la casa in legno costa poco, in genere i costi di una casa fatta con tecnologie tradizionali e in legno sono analoghi, se il criterio principale su cui vi state basando per la scelta è questo vi consiglio di analizzare bene i costi e sopratutto affidarvi alla consulenza di un tecnico esperto e indipendente che lo faccia per voi.
  • Prestazioni di isolamento termico: La tecnologia essendo il legno un materiale isolante naturale è priva di ponti termici, quindi si, le case in legno prefabbricate funzionano bene dal punto di vista del risparmio energetico. Alla parete in legno poi possiamo aggiungere quanto isolante vogliamo. Se vogliamo perdurare con criteri di sostenibilità meglio gli isolanti in fibra di legno.
  • la casa prefabbricata in legno è una casa ecologica e sostenibile: anche qui dobbiamo fare dei distinguo e dire che per incollare il legno si utilizzano in realtà colle che potrebbero emettere sostanze nocive e che il legno per essere realmente sostenibile deve essere di provenienza certa e vicina a dove la casa viene costruita. Se il legno arriva da 10000 km di distanza addio ecologia. La valutazione insomma è di notevole complessità.
  • la casa in legno prefabbricata è antisismica: premesso che antisismico non vuol dire indistruttibile e preso per buono il concetto che il legno è un materiale più duttile strutturalmente, una casa costruita rispettando criteri antisismici è tanto antisismica con qualsiasi tecnologia utilizzata. Diverso magari è il prezzo da pagare per ottenere prestazioni analoghe. Il legno essendo un materiale strtturalmente duttile ha ottime prestazioni antisismiche.

Contro (e falsi miti) delle case in legno prefabbricate

  •  la casa in mattoni è meglio perché è eterna: Ok forse la casa in mattoni, o in cemento che dir si voglia (comunque parliamo di tecnologie cosiddette classiche) dura di più, ma non è sempre vero, ci sono case in legno che hanno più di 500 anni, travi in legno che ne hanno più di 1000 e sono ancora li. Provate a lasciare cemento o mattoni in ambiente aggressivo e vediamo se sono così eterni come si crede. Inoltre c’è da dire che una persona vive mediamente 80 anni e la tecnologia residenziale si sta evolvendo velocemente, velocità tale, forse da non giustificare il fatto di costruire case che poi sono difficilmente migliorabili.
  • La casa in mattoni dura di più coi nostri climi: In realtà ci sono case in legno costruite dove il clima è molto peggio che il nostro da tempo immemore. Se parliamo dell’umidità quella è deleteria per qualsiasi tipo di tecnologia. Se costruita bene, isolamento della fondazione tramite isolanti (purtroppo quelli sintetici in questo caso sono ancora irrinunciabili), protezione delle pareti esterne (in genere si usano cappotti del tutto simili per tecnologia a quelli per le altre murature), la “durabilità” è paragonabile. Se costruita male avremo problemi tanto con tecnologie a umido (classiche) che con tecnologie a secco (tipo legno o altro). Sono poi ormai presenti anche da noi esempi di case in legno prefabbricate che hanno più di 10 anni e si avviano verso i 20.
  • La casa in mattoni la facciamo da 1000 anni perché dovremmo cambiare tecnologia? qui entriamo in una discussione quasi generazionale contro la quale poco si può fare. Cambiare un idea radicata è molto difficile per non dire impossibile. Perciò che dire? Anche la “casa in mattoni” se è fatta come va fatta è ottima, ma la casa come viene fatta oggi è comunque un prodotto industriale, molto diverso da quello che il muratore costruiva per i nostri nonni con tutti i difetti (ma anche i pregi) che questo comporta.
  • la casa in mattoni è più resistente in caso di terremoto: molto opinabile specialmente per le case vecchie che hanno problemi molto gravi riguardo la sollecitazione sismica. Una casa nuova costruita con criteri antisismici invece si comporta più o meno allo stesso modo con tutte le tecnologie con la differenza che un materiale più duttile come per esempio il legno in genere si comporta meglio e subisce meno danni. La rigidità della struttura si è visto che non funziona, molto meglio la duttilità strutturale di materiali come il legno o l’acciaio.

Tecnologie per le case in legno prefabbricate

Esistono diverse tecnologie per costruire case in legno prefabbricate e non, vediamo un accenno a quelle più conosciute:

tipi di tecnologia per le case prefabbricate in legno (foto scovate in rete)

  • parete a telaio (timber frame): Si tratta di un sistema ampiamente consolidato che prevede la realizzazione della struttura mediante un sistema a traliccio basato su travi in legno (massiccio o lamellare). I vuoti vengono riempiti con isolante (solitamente fibra di legno o lana di roccia) e il tutto viene chiuso da pannelli in legno truciolare o multistrato. L’interno viene finito generalmente in cartongesso mentre all’esterno si trova un isolamento a cappotto intonacato (di materiale e spessore variabile) con una finitura a intonaco o rivestimento di altro tipo. E’ una tecnologia che esiste da tantissimi anni, specie in Europa centrale. Gli spazi fra il telaio una volta si tamponavano con mattoni, oggi si preferisce utilizzare materiale isolante e pannelli di legno.
  • parete massiccia:  le moderne pareti prefabbricate a pannelli prevedono all’esterno il cappotto come gli edifici basati su telaio e vengono finite all’interno con il cartongesso, che riveste anche una protezione da eventuali carichi di incendio. Non tutte le pareti massicce sono definibili come XLAM. In questo ultimo caso si tratta di tavole incrociate ed incollate secondo il principio delle travi lamellari, ottenendo un materiale monolitico portante, altamente resistente, anche in altezza. Molte pareti massicce sul mercato prevedono un sistema costituito sempre dalla sovrapposizione di tavole di legno incrociate ed assemblate strato per strato con chiodature in alluminio, senza utilizzo di colle, denominato sistema MHM. I fori per porte e finestre vengono eseguiti in una fase successiva all’incollaggio mediante una macchina adibita al taglio dei pannelli.
  • Blockhause:  Si tratta di un sistema costruttivo ad incastro, basato sull’impiego di tronchi massicci di varie dimensioni, squadrati o stondati, sovrapposti tra loro orizzontalmente, tradizionalmente radicato nei paesi del nord e dell’est Europa, proprio per l’ampia disponibilità di legname di quelle regioni.  Gli edifici blockhaus sono un concetto costruttivo tradizionalmente legato alla cultura locale, quanto l’utilizzo del laterizio lo è nel nostro paese. Le pareti possono essere esterne od interne (divisorie o portanti) e sono caratterizzate da una notevole solidità.  Il giunto ad incastro permette di congiungere saldamente le pareti, rendendo impossibile il movimento delle pareti in direzione longitudinale. I tronchi sono a vista e quindi la manutenzione periodica è fondamentale.

Quale sia la tecnologia migliore dipende da molti fattori e da quello che si vuole ottenere. In Italia oggi sta avendo grande successo la tecnologia xlam che approfondiremo in un successivo articolo.

Nel caso aveste in mente di progettare una casa in legno prefabbricato e aveste bisogno di una consulenza a riguardo non esitate a contattarci.

Per approfondire l’argomento case in in legno prefabbricate:

molto bello questo sito da cui ho tratto anche alcune delle considerazioni di questo articolo: case in legno prefabbricate

Il certificato energetico va sempre allegato – Il Sole 24 ORE

Un articolo semplice semplice del sole 24 ore che spiega cos’è un APE (il vecchio ACE)

Il certificato energetico va sempre allegato – Il Sole 24 ORE

Il concetto come espresso in altri articoli è molto semplice e se L’APE (o ACE, per adesso non c’è differenza) è attendibile esso fornisce un valido strumento che ci da il consumo energetico di un immobile.

Stiamo attenti ai certificati energetici (ACE o APE che dir si voglia) fatti con superficialità che ci danno un EPI o una classe energetica del tutto inattendibili, si configurano delle vere e proprie truffe. Personalmente faccio sempre quando possibile una verifica sulle bollette per vedere se le ipotesi che ho fatto sono coerenti con la situazione reale.

Il problema dei certificati energetici  scadenti

Purtroppo ho potuto notare che i certificati energetici eseguiti peggio sono quelli degli edifici o appartamenti nuovi. Non saprei dire con precisione qual’è la causa scatenante di questi errori, possiamo forse parlare di una concorrenza di cause:

  1. la sottovalutazione dell’importanza dell’ACE o APE da parte di costruttori, compratori e anche tecnici. Questa sottovalutazione porta ad attestati pagati poco e quindi eseguiti in fretta, senza i dovuti sopralluoghi, che portano ad un attestato del tutto inservibile.
  2. Le modifiche progettuali in fase esecutiva. Spesso mi è capitato di vedere che alcune imprese tendono a fare in fase esecutiva alcune modifiche che risultano molto incisive sulla degradazione della prestazione energetica. Come ponti termici non corretti, uso di un materiale diverso, cappotto che in alcuni punti non viene posato perché complicato e così via. Il certificatore che è pagato 100 € ad appartamento spesso non verifica la corretta esecuzione del progetto, per tanto va a certificare un appartamento sostanzialmente diverso da quello effettivamente costruito.
  3. Groupon e simili. Non è concepibile che si vendano attestati di certificazione energetica a 39 € o simili su groupon. è inconcepibile e deleterio per la qualità della prestazione, per la dignità professionale e per il compratore che si ritrova in mano un inutile pezzo di carta.
  4. La mancanza di un vero e proprio sistema sanzionatorio. Purtroppo finché non esistono chiare sanzioni per professionisti che redigono ACE sballati e costruttori che vendono case con prestazioni diverse da quanto dichiarato in ACE è tutto molto aleatorio. L’ACE è un costo per chi vende, ma uno strumento semplice ed eccezionale (se fatto bene) per chi compra.
  5. La mancanza di una giurisprudenza. Quando inizieranno le prime cause e i giudici puniranno severamente quella che è una vera e propria truffa (magari non sempre consapevole) forse le cose cambieranno e verrà riservata maggiore attenzione da parte di tecnici e costruttori a questo “pezzo di carta”.
  6. La mancanza di cultura del risparmio energetico. Bisognerebbe dare un informativa a chi compra casa per fargli capire cos’è l’ACE, per dire chiaro e tondo in euro quanto si può risparmiare con un certo EPI piuttosto che un altro, le persone in generale non sanno ancora cosa vuol dire la certificazione energetica e le case si comprano ancora con criteri diversi dal risparmio energetico, che invece dovrebbe essere uno dei primi fattori ad essere valutato.

Una formula semplice semplice per capire cos’è un certificato energetico:

E ora una piccola formula empirica (tutti questi dati si trovano in un ACE e APE) per capire cosa significa la certificazione energetica:

((EPIi+EPacs) x mq riscaldati)/10 = m3 di gas consumati in un anno.

Qui in Emilia Romagna 1 m3 di gas costa circa 1 €.

n.b.: Non è una formula matematica precisa, ma fornisce un ordine di grandezza.

Tanto per chiarire, ora vediamo l’ applicazione di un caso reale che mi è capitato:

Prima una premessa: confrontare i dati di un APE con i consumi reali è un operazione in realtà non corretta perché l’APE è un calcolo convenzionale effettuato in condizioni standard e quindi non reali, in realtà l’analisi dei consumi reali andrebbe fatta con un’altra operazione, la diagnosi energetica, ma qui facciamo solo delle speculazioni accademiche solo per capire il significato dei numeri.

ACE villa singola degli anni 90 a Fidenza

ACE villa singola degli anni 90 a Fidenza

Questo è un ACE che ho redatto per una villa unifamigliare singola degli anni 90 costruita a Fidenza. Non una villa costruita in modo scadente, ma una villa come se ne costruivano tante in quegli anni. Come possiamo vedere ingrandendo l’immagine:

Epi+Epacs=217,44 kWh/m2 annuo.

S riscaldata= 188,96m2

Applichiamo la formulina= 217,44×188,96/10= 4108,75

Il che vuol dire che questa villa secondo la certificazione energetica nelle condizioni standard per la quale la certificazione è stata ricavata, spende circa 4000 € per il riscaldamento ogni anno (dato che ho poi verificato studiando le bollette gentilmente fornitemi dal proprietario).

Se fosse, non dico tanto ma a metà della classe B spenderebbe circa: 50×188,96/10= 944,8 ovvero un quarto.

Come diceva qualcuno: “meditate gente, meditate”.

Detrazione del 65% – esempio di isolamento a cappotto in condominio

Premessa

isolamento a cappotto ristrutturazione

ristrutturazione con inserimento di isolamento a cappotto

Sempre più persone entrando in ufficio ci chiedono di valutare la convenienza di un intervento di miglioramento energetico del tipo isolamento a cappotto. La valutazione in realtà è diversa per ogni caso e dipende dalle condizioni di partenza e da quanto isolante andiamo ad aggiungere, e da quanto bene riusciamo a realizzare l’intervento.

Per quanto bene intendiamo per esempio, intanto quanto spessore di isolante intendiamo mettere. Per ottenere risultati immediatamente verificabili infatti è necessario introdurre spessori di cappotto che vanno dagli 8 cm in su, il che vuol dire se vogliamo fare le cose fatte bene prevedere interventi supplementari oltre alla mera installazione del cappotto. Per esempio ripristino delle cornici delle finestre e sopratutto dei davanzali, spostamento pluviali, spostamento cavi in facciata (se possibile) ecc.

Si ma che spessore di isolante dobbiamo inserire?

La domanda che molti si pongono è proprio questa, che spessore di isolante devo inserire per poter usufruire della detrazione del 65%? Se andiamo a vedere il nuovo vademecum dell’agenzia delle entrate sulle agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica troviamo scritto questo:

Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale è di 60.000 euro.
Si tratta degli interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari esistenti, riguardanti strutture opache orizzontali (coperture, pavimenti), verticali (pareti generalmente esterne), finestre comprensive di infissi, delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno o verso vani non riscaldati, che rispettano i requisiti di trasmittanza U (dispersione di calore), espressa in W/m2K, definiti dal decreto del Ministro dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008 e successivamente modificati dal decreto 6 gennaio 2010.
I parametri cui far riferimento sono quelli applicabili alla data di inizio dei lavori.

quindi è importante che sia chiaro che non c’è uno spessore a cui fare riferimento, ma un limite di trasmittanza, che è una cosa ben diversa.

La trasmittanza è in pratica una misura della capacità isolante (che tiene conto della difficoltà incontrata dal calore a passare dall’altra parte di tale partizione) di una chiusura sia essa opaca o trasparente, è evidente che se partiamo da una parete già termicamente buona il limite richiesto sarà più facile da raggiungere e quindi anche lo spessore di isolante da aggiungere sarà minore, se la parete da cui partiamo è molto scarsa è altrettanto evidente che dovremmo aggiungere più isolante.

tabella tramittanze DM 6 gennaio 2010

tabella tramittanze DM 6 gennaio 2010

c’è poi da tener presente che in emilia romagna vige la DAL 156/08 che pone dei limiti leggermente diversi per gli edifici esistenti (non per il raggiungimento degli incentivi)

limiti di trasmittanza DAL156-08 regione Emilia Romagna

limiti di trasmittanza DAL156-08 regione Emilia Romagna

Facciamo un esempio:

A Fidenza (PR) siamo in zona climatica E, consideriamo la tipica parete in poroton degli anni 90 che ha una trasmittanza di circa 0,9W/m2K, per arrivare al limite imposto di 0,27W/m2K dobbiamo aggiungere ad esempio un cappotto da 9 cm di stiropiuma della SIRAP (per citarne uno) e non è detto che siamo obbligati ad utilizzare una lastra da 10cm perché quella da 9 non esiste.

Questo per dire che non esiste uno spessore, ma va calcolato, ed anche se il calcolo è relativamente semplice, è un calcolo che va fatto. Naturalmente il consiglio è quello di rivolgersi comunque a persone esperte per la valutazione dell’intervento, dato che comunque se volete usufruire della detrazione, avete bisogno di un tecnico abilitato che svolga per voi le pratiche burocratiche.

vediamo in quanto tempo si ammortizza la spesa iniziale con un esempio semplificato.

In quanto tempo si ammortizza l’investimento nel caso di isolamento a cappotto in condominio?

supponiamo, come da calcolo precedente, di voler applicare un isolamento a cappotto tipo EPS (polistirene espanso estruso) da 10cm a una diffusissima tipologia di condominio della zona di Fidenza e provincia di Parma, ovvero un palazzo dei primi anni 90 costruito con tecnologie tipiche per la zona in quegli anni:

palazzo semplice di 10 x 10m di lato alto 4 piani (3,20×4=12.8m), muratura in poroton da 30 con intonaco da entrambi i lati, per una superficie di intervento di 512 m2 circa.

Consideriamo un impianto con caldaia a metano, grazie a un foglio excel sviluppato da Andrea Ursini Casalena che approssima il risparmio ottenibile, ricaviamo:

Comune Fidenza (Parma)
Provincia PR
Zona Climatica E
Gradi Giorno 2503 °C
Potere calorifico inferiore combustibile (kWh/Nmc) 8,79
Costo unitario combustibile (euro/mc) 0,9
CALCOLO  SEMPLIFICATO  DEL  RISPARMIO  ANNUO  DI  ENERGIA  PRIMARIA
PREVISTO  CON  UN  INTERVENTO  DI  EFFICIENZA  ENERGETICA
Tipologia edificio Residenziale
Descrizione intervento Isolamento a cappotto
Superficie di intervento                                    S = 512,00 m2
Orientamento verso l’esterno
Trasmittanza ante operam                            Ua = 0,950 W/m2 K
Trasmittanza post operam                            Up = 0,250 W/m2 K
Differenza di trasmittanza termica           ∆U = 0,700 W/m2 K
Rendimento globale medio stagionale   ηg = 0,850
Differenza di dispersione termica          ∆Qa = 19376,82 kWh/anno
Energia primaria risparmiata          Qpr = 22796,26 kWh/anno
Risparmio economico 2334 €/anno

L’investimento iniziale si può calcolare in circa 55€/m2 x 512 m2= 28.160 €

prezzo approssimato che comprende cappotto isolante, ponteggio e spese tecniche necessarie.

Ammettiamo di detrarre il 65% come da incentivo= 18.304 € che vengono restituiti in 10 anni. Il risparmio annuo totale ottenuto è pari quindi a= 2334+18.304/10= 4.164 €/anno risparmiati.

Ipotizziamo per semplificare (anche se non è mai così, ma stiamo facendo pura accademia) il caso che il condominio sia costituito da 4 appartamenti uguali per caratteristiche di circa 100m2 lordi, ogni condomino avrebbe un risparmio di 4164€/4= 1041€ l’anno contro una spesa iniziale di 28160/4= 7040€. Il che vuol dire che il costo si ammortizza in circa: 7040/1041= 6 anni e 9 mesi.

I calcoli per un caso reale naturalmente sono più complessi, e considerano una rosa di fattori più ampia, come costi annui di manutenzione, edifici con caratteristiche particolari, costo del Gas variabile negli anni, IVA, ma questo esempio serve per dare un idea approssimata di tempo di ritorno dell’investimento.

Per avere un calcolo preciso dell’intervento, avere una consulenza gratuita sui lavori, sulla tipologia di cantiere, sugli adempimenti necessari per il vostro caso specifico contattateci senza impegno per fissare un appuntamento.

Il nostro studio esegue tutte le pratiche necessarie per l’autorizzazione dei lavori, la direzione lavori, la sicurezza sul cantiere, le consulenze per la detrazione fiscale del 65%, la certificazione energetica e le pratiche Enea necessarie.

Abbiamo inoltre diverse imprese di fiducia che collaborano con noi da anni a cui richiedere preventivi concorrenziali per la nostra zona (Fidenza, Parma) e dintorni.

Aggiornamento:

in questo post è stato meglio sviluppato un caso reale di un condominio situato a Parma, con relativo piano di ammortamento dell’investimento ipotizzato per un isolamento a cappotto.