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Case in legno prefabbricate

Perchè le case in legno prefabbricate

esempio di progetto di casa in legno a Salsomaggiore Terme (PR)

L’argomento delle case in legno prefabbricate è di grande attualità ultimamente ed è ormai possibile dividere  le persone in due grandi gruppi a favore o contro le case in legno prefabbricate. Vorrei cercare di fare un pò di chiarezza per quanto riguarda le cose che conosco a riguardo, sfatando anche alcuni miti sia di chi è a favore che di chi è contrario alle case in legno prefabbricate. Naturalmente l’argomento è talmente vasto che qui faremo solo qualche accenno ai vari temi, che cercheremo di approfondire per quanto possibile in articoli successivi.

Pro delle case in legno prefabbicate

  • velocità di esecuzione: non c’è nulla da dire. Le case in legno prefabbricate, essendo per l’appunto prefabbricate si montano in poco tempo. Una volta fatta la fondazione (in genere una platea in cemento) la casa in legno, essendo il metodo di costruzione basato su tecnologie  a secco, si monta molto velocemente, quanto dipende da quanto è grande la casa e dal tipo di tecnologia utilizzata, ma per la struttura parliamo di un paio di settimane o quest’ordine di grandezza.
  • La casa prefabbricata in legno costa poco: in realtà i costi di costruzione sono meno bassi di quanto in genere si creda e i risparmi dovuti sopratutto alla velocità e alla prefabbricazione sono riassorbiti da altri fattori. Vero è che se devo pagare delle persone per meno tempo risparmio, poi cercheremo di capire se è vero e quanto magari in un altro articolo. Se utilizzo degli standard di produzione in genere risparmio qualcosa. Ma non è assolutamente vero che la casa in legno costa poco, in genere i costi di una casa fatta con tecnologie tradizionali e in legno sono analoghi, se il criterio principale su cui vi state basando per la scelta è questo vi consiglio di analizzare bene i costi e sopratutto affidarvi alla consulenza di un tecnico esperto e indipendente che lo faccia per voi.
  • Prestazioni di isolamento termico: La tecnologia essendo il legno un materiale isolante naturale è priva di ponti termici, quindi si, le case in legno prefabbricate funzionano bene dal punto di vista del risparmio energetico. Alla parete in legno poi possiamo aggiungere quanto isolante vogliamo. Se vogliamo perdurare con criteri di sostenibilità meglio gli isolanti in fibra di legno.
  • la casa prefabbricata in legno è una casa ecologica e sostenibile: anche qui dobbiamo fare dei distinguo e dire che per incollare il legno si utilizzano in realtà colle che potrebbero emettere sostanze nocive e che il legno per essere realmente sostenibile deve essere di provenienza certa e vicina a dove la casa viene costruita. Se il legno arriva da 10000 km di distanza addio ecologia. La valutazione insomma è di notevole complessità.
  • la casa in legno prefabbricata è antisismica: premesso che antisismico non vuol dire indistruttibile e preso per buono il concetto che il legno è un materiale più duttile strutturalmente, una casa costruita rispettando criteri antisismici è tanto antisismica con qualsiasi tecnologia utilizzata. Diverso magari è il prezzo da pagare per ottenere prestazioni analoghe. Il legno essendo un materiale strtturalmente duttile ha ottime prestazioni antisismiche.

Contro (e falsi miti) delle case in legno prefabbricate

  •  la casa in mattoni è meglio perché è eterna: Ok forse la casa in mattoni, o in cemento che dir si voglia (comunque parliamo di tecnologie cosiddette classiche) dura di più, ma non è sempre vero, ci sono case in legno che hanno più di 500 anni, travi in legno che ne hanno più di 1000 e sono ancora li. Provate a lasciare cemento o mattoni in ambiente aggressivo e vediamo se sono così eterni come si crede. Inoltre c’è da dire che una persona vive mediamente 80 anni e la tecnologia residenziale si sta evolvendo velocemente, velocità tale, forse da non giustificare il fatto di costruire case che poi sono difficilmente migliorabili.
  • La casa in mattoni dura di più coi nostri climi: In realtà ci sono case in legno costruite dove il clima è molto peggio che il nostro da tempo immemore. Se parliamo dell’umidità quella è deleteria per qualsiasi tipo di tecnologia. Se costruita bene, isolamento della fondazione tramite isolanti (purtroppo quelli sintetici in questo caso sono ancora irrinunciabili), protezione delle pareti esterne (in genere si usano cappotti del tutto simili per tecnologia a quelli per le altre murature), la “durabilità” è paragonabile. Se costruita male avremo problemi tanto con tecnologie a umido (classiche) che con tecnologie a secco (tipo legno o altro). Sono poi ormai presenti anche da noi esempi di case in legno prefabbricate che hanno più di 10 anni e si avviano verso i 20.
  • La casa in mattoni la facciamo da 1000 anni perché dovremmo cambiare tecnologia? qui entriamo in una discussione quasi generazionale contro la quale poco si può fare. Cambiare un idea radicata è molto difficile per non dire impossibile. Perciò che dire? Anche la “casa in mattoni” se è fatta come va fatta è ottima, ma la casa come viene fatta oggi è comunque un prodotto industriale, molto diverso da quello che il muratore costruiva per i nostri nonni con tutti i difetti (ma anche i pregi) che questo comporta.
  • la casa in mattoni è più resistente in caso di terremoto: molto opinabile specialmente per le case vecchie che hanno problemi molto gravi riguardo la sollecitazione sismica. Una casa nuova costruita con criteri antisismici invece si comporta più o meno allo stesso modo con tutte le tecnologie con la differenza che un materiale più duttile come per esempio il legno in genere si comporta meglio e subisce meno danni. La rigidità della struttura si è visto che non funziona, molto meglio la duttilità strutturale di materiali come il legno o l’acciaio.

Tecnologie per le case in legno prefabbricate

Esistono diverse tecnologie per costruire case in legno prefabbricate e non, vediamo un accenno a quelle più conosciute:

tipi di tecnologia per le case prefabbricate in legno (foto scovate in rete)

  • parete a telaio (timber frame): Si tratta di un sistema ampiamente consolidato che prevede la realizzazione della struttura mediante un sistema a traliccio basato su travi in legno (massiccio o lamellare). I vuoti vengono riempiti con isolante (solitamente fibra di legno o lana di roccia) e il tutto viene chiuso da pannelli in legno truciolare o multistrato. L’interno viene finito generalmente in cartongesso mentre all’esterno si trova un isolamento a cappotto intonacato (di materiale e spessore variabile) con una finitura a intonaco o rivestimento di altro tipo. E’ una tecnologia che esiste da tantissimi anni, specie in Europa centrale. Gli spazi fra il telaio una volta si tamponavano con mattoni, oggi si preferisce utilizzare materiale isolante e pannelli di legno.
  • parete massiccia:  le moderne pareti prefabbricate a pannelli prevedono all’esterno il cappotto come gli edifici basati su telaio e vengono finite all’interno con il cartongesso, che riveste anche una protezione da eventuali carichi di incendio. Non tutte le pareti massicce sono definibili come XLAM. In questo ultimo caso si tratta di tavole incrociate ed incollate secondo il principio delle travi lamellari, ottenendo un materiale monolitico portante, altamente resistente, anche in altezza. Molte pareti massicce sul mercato prevedono un sistema costituito sempre dalla sovrapposizione di tavole di legno incrociate ed assemblate strato per strato con chiodature in alluminio, senza utilizzo di colle, denominato sistema MHM. I fori per porte e finestre vengono eseguiti in una fase successiva all’incollaggio mediante una macchina adibita al taglio dei pannelli.
  • Blockhause:  Si tratta di un sistema costruttivo ad incastro, basato sull’impiego di tronchi massicci di varie dimensioni, squadrati o stondati, sovrapposti tra loro orizzontalmente, tradizionalmente radicato nei paesi del nord e dell’est Europa, proprio per l’ampia disponibilità di legname di quelle regioni.  Gli edifici blockhaus sono un concetto costruttivo tradizionalmente legato alla cultura locale, quanto l’utilizzo del laterizio lo è nel nostro paese. Le pareti possono essere esterne od interne (divisorie o portanti) e sono caratterizzate da una notevole solidità.  Il giunto ad incastro permette di congiungere saldamente le pareti, rendendo impossibile il movimento delle pareti in direzione longitudinale. I tronchi sono a vista e quindi la manutenzione periodica è fondamentale.

Quale sia la tecnologia migliore dipende da molti fattori e da quello che si vuole ottenere. In Italia oggi sta avendo grande successo la tecnologia xlam che approfondiremo in un successivo articolo.

Nel caso aveste in mente di progettare una casa in legno prefabbricato e aveste bisogno di una consulenza a riguardo non esitate a contattarci.

Per approfondire l’argomento case in in legno prefabbricate:

molto bello questo sito da cui ho tratto anche alcune delle considerazioni di questo articolo: case in legno prefabbricate

Durabilità strutture in cemento armato, parametri e norme tecniche

durabilità del calcestruzzo

durabilità del calcestruzzo

Ho scovato sulla rete un interessante articolo che fa il punto sulla durabilità e le classi di esposizione del cemento armato.

Durabilità strutture in cemento armato, parametri e norme tecniche.

Il concetto di durabilità è il criterio in base al quale, oltre alla classe di resistenza si sceglie il calcestruzzo da utilizzare in una particolare struttura, a seconda di dove esso si troverà ad operare. Per certi tipi di strutture, si è obbligati a scegliere un particolare tipo di cemento, anche se strutturalmente non sarebbe necessario, il che spiega perché lo strutturista a volte imponga un certo tipo di cemento che a prima vista appare esagerato.

cos’è la durabilità del calcestruzzo?

La ragione di queste scelte di un calcestruzzo delle caratteristiche esagerate sta per l’appunto nel concetto di “durabilità del calcestruzzo“.

La durabilità di un materiale è la capacità di durare nel tempo resistendo alle azioni aggressive dell’ambiente in cui si trova.

Per il calcestruzzo esistono quindi oltre alle classi di resistenza meccanica anche delle classi di durabilità di cui bisogna tener conto quando si progetta una struttura:

  • Corrosione delle armature indotta da carbonatazione:
    • XC1 – asciutto o permanentemente bagnato: a/cmax = 0,60 (0,65); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 300 (260); minima classe di resistenza: C25/30 (C20/25)
    • XC2 – bagnato, raramente asciutto: a/cmax = 0,60; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 300 (280); minima classe di resistenza: C25/30
    • XC3 – umidità moderata: a/cmax = 0,55; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320 (280); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
    • XC4 – ciclicamente asciutto e bagnato: a/cmax = 0,50; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340 (300); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
  • Corrosione delle armature indotta da cloruri esclusi quelli provenienti dall’acqua di mare:
    • XD1 – umidità moderata: a/cmax = 0,55; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320(300); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
    • XD2 – bagnato, raramente asciutto: a/cmax = 0,50 (0,55); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340 (300); minima classe di resistenza: C32/40(C32/40)
    • XD3 – ciclicamente bagnato e asciutto: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(320); minima classe di resistenza: C35/45
  • Corrosione delle armature indotta da cloruri presenti nell’acqua di mare:
    • XS1 – esposto alla salsedine marina ma non direttamente in contatto con l’acqua di mare: a/cmax = 0,45(0,50); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(300); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
    • XS2 – permanentemente sommerso: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(320); minima classe di resistenza: C35/45
    • XS3 – zone esposte agli spruzzi o alla marea: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(340); minima classe di resistenza: C35/45
  • Attacco dei cicli di gelo/disgelo con o senza disgelanti:
    • XF1 – moderata saturazione d’acqua, in assenza di agente disgelante: a/cmax = 0,50(0,55); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320(300); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
    • XF2 – moderata saturazione d’acqua, in presenza di agente disgelante: a/cmax = 0,50(0,55); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(300); minima classe di resistenza: C25/30
    • XF3 – elevata saturazione d’acqua, in assenza di agente disgelante: a/cmax = 0,50; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(320); minima classe di resistenza: C25/30(C30/37)
    • XF4 – elevata saturazione d’acqua, con presenza di agente antigelo oppure acqua di mare: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(340); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
  • Attacco chimico da parte di acque del terreno e acque fluenti (p.to 4.1 prospetto 2 UNI EN 206-1):
    • XA1 – ambiente chimicamente debolmente aggressivo: a/cmax = 0,55; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320(300); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
    • XA2 – ambiente chimicamente moderatamente aggressivo: a/cmax = 0,50; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(320); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
    • XA3 – ambiente chimicamente fortemente aggressivo: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360; minima classe di resistenza: C35/45.

Esperimenti con la tavola vibrante

Volevo condividere questo interessante filmato che mostra alcuni esperimenti didattici con la tavola vibrante, che è uno strumento che ci permette di simulare con approssimazione ingegneristica quello che avviene nelle strutture reali quando subiscono delle onde (il sisma è una sollecitazione ondulatoria, non così regolare naturalmente ne monodirezionale come in questo caso). In questo filmato della scuola Aldini Valeriani di Bologna vengono spiegati in modo semplice alcune interessantissime nozioni di sismica.

Per esempio è interessante scoprire in un terremoto che non sono gli edifici più alti a subire i danni peggiori come sarebbe logico pensare… ma dipende dal tipo di onda sismica e dal periodo proprio della struttura e dalla risonanza che si può creare.