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Casa passiva e case a energia quasi zero

Cos’è una casa passiva? e una casa e energia quasi zero? Cosa significano in parole povere queste definizioni? Proviamo a rispondere a questa domanda per fare un pò di chiarezza.

schema di casa passiva

schema di casa passiva

Casa Passiva – passivhaus

Una semplice definizione si trova su wikipedia:

La casa passiva (Passivhaus secondo il termine originale di lingua tedesca, passive house in lingua inglese) è un’abitazione che assicura il benessere termico senza o con una minima fonte energetica di riscaldamento interna all’edificio ovvero senza alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.

Quindi essenzialmente una casa passiva è una casa che consuma poco o nulla. Si nota subito che la definizione poco centra con la bioedilizia, nel senso che una casa passiva può essere teoricamente realizzata con qualsiasi tecnologia, a patto di ridurne tantissimo i consumi per la climatizzazione.

Sempre su wikipedia troviamo un altra interessante considerazione:

L’impianto di riscaldamento convenzionale si può eliminare se il fabbisogno energetico della casa è molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al m² anno. Queste prestazioni si ottengono con una progettazione molto attenta, specie nei riguardi del sole, con l’adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni su murature perimetrali, tetto e superfici vetrate e mediante l’adozione di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico.

Facciamo notare che in Emilia Romagna una casa in classe A+ si definisce una casa con un consumo inferiore a 25 kW/m2 annuo, quindi una casa passiva è una casa con un consumo di parecchio inferiore alla classe A, che sempre in Emilia Romagna ha un consumo inferiore ai 40 kW/m2 annuo.

Lo standard tedesco prevede i seguenti requisiti per una passivhause:

  • fabbisogno energetico utile richiesto per il riscaldamento ≤ 15 kWh/(m²a)
  • carico termico invernale ≤ 10 W/m²
  • fabbisogno energetico utile richiesto per il raffrescamento ≤ 15 kWh/(m²a)
  • carico termico estivo ≤ 10 W/m²
  • tenuta all’aria n50 ≤ 0,6/h
  • fabbisogno energetico primario di energia ≤ 120 kWh/(m²a)

Per ottenere tali caratteristiche sono necessarie bassissime trasmittanze delle pareti opache (intorno a 0,10-0,20 kW/m2K) e ermeticità dell’involucro a tutti i livelli. L’ermeticità può essere verificata dopo la costruzione con Il Blower-Door-Test (secondo la UNI EN 13829; il valore n50 ottenuto dal collaudo non deve superare 0,6 h−1) della costruzione grezza (a rustico) verifica che tutti i collegamenti e i componenti siano effettivamente quasi ermetici.

Attraverso una attenta realizzazione dell’involucro edilizio si possono completamente evitare i possibile deterioramenti o danni derivanti dalla condensa e dalla formazione di muffe che sono il problema che purtroppo affligge le case moderne, in un successivo articolo parleremo anche di questo problema e di come è possibile evitarlo e cercare di risolverlo.

impiantistica di una casa passiva

In una casa passiva in genere non viene utilizzato un impianto di riscaldamento tradizionale. Esiste almeno una fonte di calore, e la distribuzione del calore avviene nella maggior parte dei casi attraverso un sistema di ventilazione controllata con scambiatori a flusso incrociato che recuperano l’80% del calore dell’aria in uscita. I termosifoni e le superfici irradianti non sono necessari, anche se il loro utilizzo è ammesso: in tal caso possono essere di dimensioni ridotte. In una casa passiva le perdite energetiche sono talmente limitate che la presenza di una persona in più o in meno all’interno dell’involucro riscaldato può cambiare sensibilmente le condizioni interne.

Per realizzare l’indispensabile cambio d’aria dovuto a ragioni igieniche e al medesimo tempo perdere il minor quantitativo possibile di energia, è previsto un impianto di ventilazione con recupero di calore alimentato con motore ad alta efficienza (potenza richiesta nell’ordine dei 40W). L’aria calda in uscita (dalla cucina, dal bagno e dal WC) viene convogliata verso uno scambiatore a flusso, dove l’aria fredda in ingresso riceverà dall´80% sino al 90% del calore. L´aria di alimentazione viene così riconvogliata verso la casa (soggiorno e camere da letto).

Il flusso d’aria esterno prima di raggiungere lo scambiatore di calore in alcuni edifici è convogliato attraverso un pompa di calore geotermica. Tipicamente le tubazioni hanno le seguenti caratteristiche: ≈20 cm di diametro, ≈40 m di lunghezza e una profondità di ≈1.5 m.

L’impianto di ventilazione è posato in modo tale che nessuna corrente d’aria risulta percepibile. Questo permette in maniera facile di avere un flusso d’aria d’alimentazione ridotto (è sufficiente un po’ d’aria fresca in ingresso, l’impianto di aria condizionata non è necessario).

Un impianto di ventilazione è indispensabile in una casa passiva, poiché se si utilizzasse l’aerazione attraverso le finestre il desiderato risparmio energetico insieme con la qualità dell´aria non sarebbe mai possibile. Gli impianti di ventilazione delle case passive sono silenziosi e altamente efficienti (dal 75% al 95% del calore recuperato). Questi impianti necessitano di poca energia elettrica (circa 40-50 Watt) anche se possono causare il problema dell’aria troppo secca. Questo problema si manifesta quando il ricambio dell’aria non è stato correttamente dimensionato.

Il rimanente piccolo fabbisogno energetico può essere prodotto per esempio con una piccola pompa di calore. Esistono impianti aggregati (Packaged building services units in inglese, Kompaktaggregate in tedesco), i quali sono una combinazione di un impianto di ventilazione ed una pompa di calore.

In questo modo è possibile riscaldare nuovamente “l’aria di alimentazione” necessaria per il riscaldamento. La stessa pompa di calore potrebbe riscaldare anche l’acqua. Come per tutti gli impianti di riscaldamento anche in una casa passiva la pompa di calore va opportunamente dimensionata. Una combinazione di riscaldamento, impianto di ventilazione, impianto per l’acqua calda è offerto da impianti compatti. Essi necessitano di una superficie di ingombro ridotta e consumano una modesta quantità di energia elettrica.

Altri impianti che possono essere utilizzati allo scopo sono caldaie a pellet e impianti solari.

Quindi è interessante notare che il concetto di casa passiva è indipendente dalla tecnologia utilizzata e raggiungibile con diversi tipi di impianti, fermi restando i requisiti da raggiungere.

Edifici a energia quasi zero – net zero energy building

La definizione di questa tipologia di edifici è data dalla Direttiva 2010/31/UE:

” Gli edifici a energia quasi zero sono edifici ad altissima prestazione energetica. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in maniera molto significativa da energia proveniente da fonti rinnovabili, compresa quella prodotta in loco o nelle vicinanze “.

la direttiva CEE fissa dei limiti temporali entro cui tutti gli edifici di nuova costruzione devono essere di questo tipo:

  1. entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costru­zione siano edifici a energia quasi zero;
  2. a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero.

Non è ben chiaro quali siano i limiti per poter considerare un edificio a energia quasi zero, esistono a tutt’oggi diversi standard europei dai quali partire per poter definire una casa e energia quasi zero, possiamo leggere quest’articolo per farci un idea:

http://www.mygreenbuildings.org/2013/02/19/edifici-a-energia-quasi-zero-nei-paesi-europei.html

Andrea Ursini Casalena, noto consulente in materia di efficienza energetica degli edifici suggerisce l’approccio passivhaus, integrato con fonti rinnovabili, quindi un approccio ancora più restrittivo della passivhaus stessa che contempla un consumo energetico anche se ridottissimo.

Quali fonti rinnovabili utilizzare?

A mio parere oggi è possibile utilizzare con relativa facilità il fotovoltaico e il geotermico. Citando Andrea Ursini Casalena a riguardo del fotovoltaico:

La potenza di picco di un impianto fotovoltaico richiesto per coprire il fabbisogno elettrico di una passivhaus di civile abitazione si aggira mediamente intorno ai 2,8 kWp e i 3,8 kWp (ovviamente con tutte le eccezioni del caso).

In Germania si punta sempre di più al raggiungimento degli standard passivhaus prima e all’aggiunta delle fonti rinnovabili poi: questa strategia viene utilizzata già da un decennio nelle nazioni con scarso soleggiamento: Austria, Svizzera, Germania.

In Italia, grazie al maggiore soleggiamento e temperature più miti, realizzare edifici ad energia quasi zero, in rapporto alle dispersioni energetiche invernali, è sicuramente più facile e più economico rispetto ai paesi nord europei. Occorre comunque fare tutte le valutazioni caso per caso in merito anche ai problemi di surriscaldamento estivo.

Riguardo al geotermico sono stati fatti giganteschi passi avanti negli ultimi anni e oggi i costi di un impianto di questo tipo sono relativamente contenuti. Una buona strada può essere quella di integrare tutte queste tecnologie, creando un impianto fotovoltaico+geotermico+pannelli radianti sia per riscaldamento che raffrescamento.

Certo è che costruire oggi edifici in classe C o peggio appare quanto anacronistico date le vicine scadenze della direttiva europea.

 

bibliografia:

wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_passiva

http://www.mygreenbuildings.org

 

Certificazione energetica degli edifici in Emilia Romagna

Cos’è la certificazione energetica degli edifici?

esempio certificazione energetica

esempio certificazione energetica

La certificazione energetica è una procedura di valutazione prevista in prima accezione dalle direttive europee 2002/91/CE e 2006/32/CE che in Italia e in particolare in Emilia Romagna se poniamo l’attenzione a questo territorio, si riferisca al complesso delle operazioni svolte, dai soggetti a ciò abilitati, per il rilascio dell’attestato di certificazione energetica detto anche ACE.

Attualmente in regione Emilia Romagna la normativa in vigore è la DAL 156/08 successivamente modificata dalla DGR 1366/2011. La normativa regionale dell’emilia romagna come metodo di calcolo per l’indice di prestazione energetica fa riferimento alle norme UNI TS 11300, in particolare fino ad oggi sono state pubblicate (dal sito CTI):

UNI TS 11300-Parte 1 (pubblicata a maggio 2008 e attualmente in revisione – disponibile errata corrige del 2010): Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale.

UNI TS 11300-Parte 2 (pubblicata a maggio 2008 e attualmente in revisione – disponibile errata corrige del 2010): Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria.

UNI TS 11300-Parte 3 (pubblicata a marzo 2010 e attualmente in revisione): Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione estiva.

UNI TS 11300-Parte 4 (pubblicata il 10 maggio 2012): Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria

Il metodo di calcolo della prestazione energetica edotto dalle norme uni sopracitate si basa su delle condizioni al contorno che servono per rendere confrontabili fra di loro le prestazioni di ogni edificio.Il metodo è quindi convenzionale e non fornisce consumi reali a meno di non mettersi nelle stesse identiche condizioni al contorno il che è in pratica impossibile dato che il ogni stagione è di per se variabile, l’impianto di riscaldamento viene spesso fatto funzionare in modo ondulatorio, accendendolo e spegnendolo e così via…

tanto per chiarire il concetto, se fa un inverno terribilmente freddo, che va a sballare completamente i gradi giorno previsti per la zona, o dentro all’unità immobiliare abita una vecchina cui piace tenere 25° in casa avremo valori ovviamente molto diversi fra consumi reali e consumi da certificazione.

Attualmente la certificazione energetica valuta SOLO la prestazione invernale (consumo per riscaldamento e consumo per la produzione di acqua calda) degli edifici che divide le prestazioni degli edifici in una scala simile a quella da tempo utilizzata per gli elettrodomestici. In ambito residenziale, in Emilia Romagna la classificazione è questa (unità di misura kWh/m2 annuo):

Classificazione energetica in emilia romagna

Classificazione energetica in emilia romagna

essere quindi nella famosa classe A vuol dire avere una casa che in teoria dovrebbe consumare fra 25 e 40 kWh/m2 annuo di energia, EPtot sta per indice di prestazione energetica totale, fatto per ora da EPi (invernale) e EPacs (acqua calda sanitaria). L’ultima classe contemplata è la G che ha un EP> di 210, il che vuol dire quasi 10 volte una classe A. Ovvio intuire che una casa in classe A (ammesso che sia una classe A realmente costruita come tale e non solo sulla carta come purtroppo accade) sarà molto meno dispendiosa di una casa in classe G, come lo sono molte case costruite prima degli anni 90.

C’è un modo per convertire i kwh in m3 di gas?

si ed è abbastanza facile, anche se come detto dato che ci riferiamo a un metodo di calcolo convenzionale potrebbe essere fuorviante, possiamo usare questa tabella presa dalla guida per il cittadino alla certificazione energetica:

tabella di conversione dei consumi da kwh/m2 annuo in m3 di metano

tabella di conversione dei consumi da kwh/m2 annuo in m3 di metano

la condizioni standard della certificazione energetica

Bisogna ben tener presente che la certificazione energetica si basa su un consumo standard dell’edificio ovvero 20°C di temperatura interna mantenuta costante nelle 24 ore per tutta la stagione ad una temperatura esterna media data dai Gradi Giorno standard, se varia la temperatura interna e l’inverno non è molto “standard” le condizioni cambiano. Inoltre la certificazione si basa su un anno standard stabilito dalla norma che non esiste nella realtà. Questo per dire che confrontare un APE con i consumi reali è un operazione non proprio corretta e che può portare a conclusioni fuorvianti.

quando è necessario fare la certificazione energetica:

secondo la DAL 156/08 la certificazione è obbligatoria:

  • Gli interventi quali: edifici di nuova costruzione ed impianti in essi installati, demolizione totale e ricostruzione degli edifici esistenti, interventi di ristrutturazione integrale di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;
  • agli edifici e alle singole unità immobiliari, nel caso di trasferimento a titolo oneroso;
  • agli edifici e singole unità immobiliari soggetti a locazione;
  • L’attestato di certificazione energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare interessata è necessario per accedere agli incentivi ed alle agevolazioni di qualsiasi natura, come sgravi fiscali o contributi a carico di fondi pubblici o della generalità degli utenti, finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’unità immobiliare, dell’edificio o degli impianti. Sono in ogni caso fatti salvi i diritti acquisiti ed il legittimo affidamento in relazione ad iniziative già formalmente avviate a realizzazione o notificate all’amministrazione competente
  • Secondo art.13 del dlgs.28/2011 L’ACE è ora obbligatorio in caso di vendita, locazione o anche di annuncio commerciale di vendita. Quindi gli annunci immobiliari che riportano frasi del tipo: “prestazione energetica in fase di determinazione” o “immobile non soggetto all’obbligo di presentazione di certificazione energetica”  stanno palesemente violando la normativa, il problema che non è per ora prevista una sanzione, il che fa abbastanza sorridere.

la sottovalutazione delle certificazioni energetiche

la mercificazione delle certificazioni energetiche

in rete si trovano vignette che ben testimoniano la mercificazione avvenuta delle certificazioni energetiche e di come nulla sia stato fatto per arginare il fenomeno

Molti siti internet offrono certificazioni energetiche di dubbia qualità a prezzi insostenibili per un lavoro fatto seriamente. Una certificazione energetica deve essere sempre preceduta da un sopralluogo nel quale il certificatore verifica quanto rilevabile in sito per il calcolo, dopodichè inserisce i dati nel software che eseguirà il calcolo e ne verifica i risultati, poi inserisce i dati sul sito della regione e certifica di aver eseguita la procedura correttamente. Il tutto comporta come minimo una giornata di lavoro a cui vanno aggiunte le spese sostenute per viaggio, ammortamento del software, assicurazione professionale e alto. Certe cifre che si vedono su internet purtroppo non possono essere garanzia di serietà per un operazione come la certificazione che dovrebbe essere un indice attendibile per il consumo di un edificio. Per esempio sto verificando per il mio appartamento che il consumo reale è il triplo di quello previsto in certificazione, nei prossimi giorni eseguirò il calcolo per capire se c’è errore o malafede, ma in ogni caso voglio andare in fondo alla cosa.

considerazioni generiche sui gruppi di acquisto di valenza generale.

Probabilmente quando inizieranno delle cause legali a causa di certificazioni energetiche eseguite coi piedi, le cose cambieranno.

Links di appofondimento sulla certificazione energetica degli edifici in emilia romagna:

Ermes energia

FAQ su certificazione energetica in Emilia Romagna

approfondimenti e precisazioni

Richiesta preventivi e approfondimenti:

Il nostro studio si occupa di certificazioni energetiche in Emilia Romagna nella zona di Parma, Fidenza e dintorni. Nel caso aveste bisogno di un preventivo gratuito per una certificazione energetica, oppure aveste delle domande o richiesta, contattate senza impegno lo studio Pedroni o compilate il modulo sottostante:

Come si esce dalla crisi dell’edilizia?


Queste poche riflessioni non vogliono essere una soluzione alla crisi dell’edilizia che perdura in modo grave almeno dal 2008, ci mancherebbe altro, non ho ne la presunzione e non possiedo nemmeno l’esperienza che mi permetta di trovare formule magiche, questa è una capacità che lascio ad alcuni dei cosiddetti “politici” che si presentano alle imminenti elezioni politiche che in quanto a facili soluzioni e slogan sono degli esperti.

La crisi che oggi sta attraversando l’edilizia non è di facile ne breve soluzione, se e quando si uscirà da questa crisi probabilmente l’edilizia ne uscirà profondamente trasformata. Tale crisi è solo una parte della crisi economica in corso e se è innegabile che alcuni dei fattori di questa crisi siano esterni, dovuti al fatto che per esempio le persone oggi a causa della perdita o del calo del lavoro non hanno denaro per investimenti immobiliari o a causa del fatto che le banche sono molto più restie nel concedere mutui, ma ci sono delle componenti interne a mio parere innegabili.

Si costruiscono edifici già vecchi?

Oggi ci sono dei cantieri, alcuni di quei pochi rimasti aperti, che costruiscono condomini in classe energetica C calcolata, il che forse può voler dire che se ci andiamo a vedere dentro in modo approfondito scopriamo magari di essere in D o peggio. Questo è inconcepibile, non solo ragionando con una mentalità ecologista acritica, ma anche e sopratutto per ragioni commerciali ed economiche. Chi costruisce edifici in classi energetiche che rientrano appena nella normativa, per risparmiare una cifra in realtà relativamente piccola nel 2013, si da la zappa sui piedi.  Le persone hanno ormai imparato una parola magica che si chiama “classe energetica”, e ancora di più hanno imparato un’altra parola magica, ovvero “classe A”. Magari non sanno bene che cos’è, ma una certificazione in classe A oggi ha il suo peso commerciale e fra 2 case di nuova costruzione simili, una in classe A e una in classe C se la differenza di prezzo è minima, cosa che spesso accade, la scelta è orientata senza dubbio verso la prima.

La certificazione energetica in Emilia Romagna.

Facciamo una piccola premessa… Intanto bisogna aver ben chiaro cosa si intende in Emilia Romagna per classe energetica. Oggi la classificazione energetica in Emilia Romagna si basa sull’ EP tot, ovvero l’indica di prestazione energetica totale che è calcolato come somma dell’ EPi (consumo per il riscaldamento invernale) e dell’ EPasc (acqua calda sanitaria), in futuro saranno compresi anche EPe (regime estivo) e EPill (illuminazione). Questo EPtot che si misura in kWh/m2 annuo, ovvero il consumo energetico per ogni m2 in un anno e stato poi suddiviso in classi, la classe A vuol dire che il nostro edificio nelle condizioni standard previste dal metodo di calcolo consumerà meno di 40 kWh/m2 annuo.

La certificazione energetica, se fatta bene, il che non è sempre vero (su siti come groupon si possono trovare certificazioni a cifre attorno ai 50 € che se facciamo almeno un sopralluogo e le cose fatte con un minimo di criterio non garantiscono nemmeno la copertura dei costi vivi e che quindi a meno di lavorare in perdita sono chiaramente al limite della truffa) ci da questo indice che ci dice che la nostra casa in inverno consuma una certa quantità di energia, ma non ci dice quasi nulla sul consumo estivo e nulla sul comfort termo-igrometrico.

La direttiva 2010/31/UE che dovrà essere recepita dall’Italia dice invece un altra cosa, che costituirà una rivoluzione, sempre che non venga derogata dall’Italia pena il pagamento di sanzioni, ovvero che entro il 2021 lo standard edifici a energia quasi zero sarà un obbligo per tutti gli edifici.

Ad oggi mancano mancano 8 anni a questa scadenza e ancora si costruiscono case nuove in classe C.

La cosa si commenta da sola. Stanno costruendo molto probabilmente del futuro invenduto.

Se qualcuno vuole sperare di vendere prima o poi le case che sta costruendo oggi dovrebbe probabilmente costruirle con standard più restrittivi della classe A che va tanto di moda ora, perché l’odierna classe energetica A fra poco verrà superata dagli eventi, diventando in brevissimo tempo obsoleta e priva di significato, dato che un edificio ad energia quasi zero non consuma in pratica nulla. Si può arrivare addirittura a case che producono più energia di quella di cui hanno bisogno, le cosidette case attive

Per uscire dalla crisi dell’edilizia, anche se questo non è sicuramente l’unico modo, bisogna iniziare a progettare in modo più consapevole e più sostenibile, e possibilmente ragionando su edifici energeticamente indipendenti, che oggi sono sicuramente commercialmente più appetibili.

Chi ha i soldi è disposto a spendere qualcosa in più se è dimostrato che in pratica non pagherà più le bollette per riscaldamento e raffrescamento e per scaldare l’acqua calda.

Per chi non li ha, be il problema purtroppo non dipende dall’edilizia e sarà il prossimo governo a dover trovare le risposte, dato che la politica dell’austerity non ha dato le risposte sperate, ma ha fatto diventare la crisi ancora peggiore.

Un altro problema è quello dell’invenduto.

Non in tutti i casi ma quasi quest’invenduto non è mai stato abitato ed è tecnologicamente vecchio, magari in classe D o E. Bisognerà studiare delle metodologie per portarlo almeno in classe A, altrimenti proporre forti sconti, incentivi, in caso contrario questi edifici sono destinati a rimanere disabitate cattedrali nel deserto.

la riqualificazione del patrimonio esistente

In Italia esiste un grandissimo patrimonio di edifici costruiti fra gli anni 50 e gli anni 90 che necessitano di una riqualificazione. Gli incentivi del 50% per le ristrutturazioni sono un buono strumento, ma vanno potenziati, levarli o ridurli come ventilato vorrebbe dire dare il colpo di grazia all’edilizia e al suo indotto, bisognerebbe anzi potenziarli. sarebbe bello introdurre degli strumenti speciali per chi si incarica di ristrutturare un intera palazzina oggi disabitate o chi si accolla un cantiere abbandonato. Purtroppo sono casi sempre più presenti.

fermare le speculazioni

Credo che sia necessario inoltre fermare la pericolosa catena “speculazioni edilizie-oneri di urbanizzazione” che tanto ha rovinato il nostro territorio e l’assetto idrogeologico, senza contare l’abusivismo edilizio. Questi fenomeni oltre a produrre edilizia spesso scadente sono un danno evidente che va fermato a tutti i costi. Se non ci vogliamo ritrovare tutti gli anni a contare quanto territorio abbiamo perso in un caso e quanti morti ci sono stati nell’ultima alluvione o nell’ultimo sisma bisogna fare qualcosa. Per questo oggi sono necessarie delle modifiche normative che proteggano il territorio, diano dei precisi riferimenti per le riqualificazioni e bloccare ogni condono edilizio che stimola la ripresa dell’abusivismo, con anche un danno diretto allo stato che oltre che perdere territorio non incassa gli oneri comunali.

E’ inoltre evidente il fatto che quartieri lasciati incompiuti, nonostante l’incasso di parte degli oneri di urbanizzazione da parte di un comune siano un danno per le casse comunali. Si creano infatti nuove urbanizzazioni che il comune deve mantenere in buono stato e non si incamerano gli introiti dovuti a IMU (le imprese non la pagano sull’invenduto), utenze e tarsu, più tutto l’indotto che un nuovo abitante del quartiere crea. Si genera in pratica nuova spesa, col piccolo guadagno iniziale della quota oneri che non dovrebbe giustificare in nessun modo un immotivato spreco di territorio non urbanizzato.

Fermare l’edificazione selvaggia farebbe riacquistare valore agli immobili esistenti e riaccenderebbe il mercato delle ristrutturazioni, portando a parere dello scrivente vantaggi al comparto dell’edilizia.