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L.R. 15/2013 semplificazione della disciplina edilizia

Una nuova legge regionale sull’edilizia in emilia Romagna

isolamento a cappotto ristrutturazione

La nuova legge regionale 15/2013 entrata in vigore il 28 settembre 2013, costituisce un sostanziale riordino della legge 31/2002 dopo le novità introdotte dalle leggi nazionali , riguardo sopratutto la SCIA che così come era stata concepita aveva suscitato parecchie perplessità fra i tecnici. La legge si autodefinisce semplificazione della disciplina edilizia, ma per vedere se di vera semplificazione si tratta aspettiamo di vederne i risultati, sperando che il peso della burocrazia che contribuisce in questo momento a bloccare il paese e a dar man forte alla crisi si riduca, a tutto vantaggio di imprese, tecnici e cittadini.

Pro e contro della SCIA e della vecchia DIA

Con la presentazione della “vecchia” SCIA il committente poteva cominciare i lavori immediatamente. Ora è evidente che se tali lavori configuravano delle irregolarità fatte in malafede o buonafede il comune poteva richiedere il blocco dei lavori, cosa che in alcuni casi può essere tecnicamente impossibile. Pensiamo ad esempio alla manutenzione di una copertura, se il tetto è già scoperto è chiaro che bloccare il cantiere in attesa dell’acquisizione della documentazione mancante a un titolo abilitativo può provocare un danno enorme e impossibile da giustificare col cliente. Purtroppo chi ha concepito la SCIA non è un tecnico che opera in edilizia, e semplificare troppo a volte può portare più danno che vantaggio.

Ora sulla SCIA con questa nuova normativa regionale, come vedrà chi vuole approfondire c’è stato un passo indietro, i lavori devono incominciare 5 giorni dopo e l’UTC ha 30 giorni dalla presentazione per effettuare i controlli ed eventualmente bloccare il cantiere. Personalmente credo che se fossero stati lasciati i 30 giorni della DIA avremmo evitato tanti inutili pasticci.

Alcune novità interessanti della LR 15/2013

Interessanti novità sono costituite dall’inquadramento delle cosiddette “strutture temporanee” con carattere temporaneo o stagionale di cui all’art. 7 comma 1 lettera f che da quanto ho capito (ho chiesto conferma a un tecnico comunale) possono venire realizzate in deroga agli indici urbanistici, purché montate e smontate entro sei mesi. Una norma che a parere dello scrivente per evitare problemi dovrà essere chiarita in modo più specifico con una circolare o un prossimo aggiornamento della normativa. In particolar modo dovranno essere specificate quali tipi di strutture possono essere considerate temporanee.

Una boccata d’ossigeno arriva anche dall’art.55 che contiene le cosiddette “Misure per favorire la ripresa economica” che proroga i termini di scadenza dei titoli abilitativi in essere di 2 anni, anche quelli per cui era già stata richiesta una proroga.

Le principali novità della LR 15/2013

Si riporta qui sotto la tabella ufficiale della regione che elenca le principali novità:

Art. 1 Principi generali Tra i principi è evidenziato il ruolo dei professionisti checertificano la conformità degli interventi alla disciplina urbanistica ed edilizia e l’importanza dell’uso delle tecnologie informatiche che semplificano il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione e lo scambio dei documenti.
Art. 2 Semplificazione dell’attività edilizia La disposizione elenca le principali misure di semplificazioneintrodotte dalla legge regionale.
Art. 3 Gestione telematica dei procedimenti Fanno parte delle azioni di semplificazione ladematerializzazione e la gestione telematica dei procedimenti edilizi e catastali
Art. 4 Sportello unico per l’edilizia Il SUE è l’unico punto di accesso per interventi di ediliziaresidenziale, con compiti di acquisizione degli atti di assenso di altre amministrazioni, anche attraverso la conferenza di servizi.
Art. 5 Interventi edilizi per attività produttive E’ chiarito che per eseguire interventi edilizi relativi adinsediamenti produttivi trovano applicazione i procedimenti previsti dal DPR 160/2010; ed è confermato il ruolo del SUE (back-office) per le attività istruttorie, di controllo e vigilanza in campo edilizio.
Art. 6 Commissione per la qualità architettonica e il paesaggio E’ limitato il campo della competenza dell’organo consultivoal rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche ed agli interventi edilizi su edifici vincolati dai piani urbanistici
Art. 7 Attività edilizia libera Ampliati gli interventi liberi che non richiedono alcunacomunicazione ed individuati gli interventi subordinati a CIL. Sono precisati i requisiti della CIL e gli adempimenti richiesti per l’esecuzione e la fine dei lavori.
Art. 9 Titoli abilitativi Ridotti a due i titoli edilizi ed uniformate le caratteristichesostanziali del permesso e della SCIA, quali la loro trasferibilità e la loro irrilevanza nei rapporti tra i privati e sul diritto di proprietà. Definita la disciplina edilizia di riferimento per la conformità dei titoli edilizi. Affermato il principio della autocertificazione di atti e pareri, escludendone l’applicazione per specifiche materie.
Art. 10 Procedure abilitative speciali Elencate le opere delle pubbliche amministrazioni per la cuirealizzazione non sono richiesti il titolo edilizio e il certificato di conformità edilizia e di agibilità. Comprese tra le procedure speciali, la PAS, le comunicazioni e le autorizzazioni per promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili.
Art. 11 Requisiti delle opere edilizie Richiesta la conformità degli interventi alla normativa tecnicavigente, con conseguente abrogazione delle deliberazioni regionali sui requisiti tecnici cogenti e volontari.
Art. 12 Atti di coordinamento regionali La disposizione dà inizio ad una ampia attività diretta primariamente alla standardizzazione della modulistica relativa alle pratiche edilizie e alla semplificazione delle parti normative degli strumenti urbanistici. Il percorso di uniformazione da attuarsi attraverso atti di coordinamento regionali condivisi con gli operatori economici, i professionisti e gli enti locali. Oltre che all’art. 12 gli atti di coordinamento sono previsti negli artt. 10, comma 3; 24, commi 3 e 5; 57, comma 4; Art 18-bis, comma 4, della L.R. 20/2000 inserito dall’art. 50; Art. 19, comma 3-sexies, della L.R. 20/2000 inserito dall’art. 51;
Art. 13 Interventi soggetti a SCIA E’ affermata la natura di titolo edilizio obbligatorio della SCIA avente altresì carattere “residuale”: sono subordinati a SCIA quegli interventi che non ricadono nell’attività edilizia libera e quelli che non sono soggetti al permesso di costruire. Sono ampliate, rispetto al testo normativo statale, le possibilità di deroga ai parametri edilizi per interventi di eliminazione delle barriere architettoniche. Sono state recepite alcune disposizioni statali, ancora in corso di conversione e contenute nel decreto legge n. 69 del 2013 cosiddetto “del fare”, relative alla graduale applicazione della SCIA per eseguire interventi di ristrutturazione edilizia con modifica della sagoma.
Art. 14 Disciplina della SCIA Per iniziare i lavori occorre attendere 5 giorni lavorativi.Questo è il breve lasso temporale che serve agli uffici comunali per verificare la completezza della documentazione allegata alla SCIA e la completezza delle dichiarazioni/asseverazioni del progettista. Il controllo di merito del progetto è effettuato nei successivi 30 giorni e, la verifica negativa, può sfociare in due provvedimenti: -il divieto di proseguire i lavori e l’obbligo del ripristino se l’intervento è precluso dalla normativa o dai piani territoriali ed urbanistici; oppure -l’ordine di modificare il progetto se è possibile la sua conformazione alla normativa vigente. Dopo i 30 giorni i provvedimenti interdittivi e di ripristino possono essere assunti in caso di falsità delle dichiarazioni/asseverazioni e di pericolo di danno per il patrimonio storico, culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica e la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque gli interessi sopradetti mediante conformazione dell’attività edilizia alla normativa vigente. Sono confermate le determinazioni in via di autotutela assunte dall’amministrazione comunale.
Art. 15 SCIA con inizio dei lavori differito La disposizione dà facoltà al privato di segnalare che inizierà ilavori a conclusione del controllo di merito (dopo 30 giorni) oppure in un momento successivo comunque entro un anno dalla data di presentazione della SCIA. Con la presentazione della SCIA differita l’interessato può chiedere al SUE di acquisire le autorizzazioni e gli atti di assenso preliminari all’inizio dei lavori.
Art. 16 Validità della SCIA E’ regolata l’efficacia temporale della SCIA. E’ stata semplificata la proroga che è solo comunicata dall’interessato. Inoltre gli stessi termini possono essere piùvolte posticipati.
Art. 17 Interventi soggetti a premesso dicostruire Eseguibili con permesso le nuove costruzioni, leristrutturazioni urbanistiche e gli interventi di ripristino tipologico.
Art. 18 Procedimento per il rilascio del permesso di costruire Prevista una fase di 10 giorni lavorativi per la verifica di completezza documentale che comporta, in caso di esito negativo, l’improcedibilità della richiesta di rilascio e la necessaria trasmissione di una nuova istanza.
Art. 19 Caratteristiche ed efficacia del permesso di costruire Anche per il permesso è solo comunicata la proroga dei termini di inizio e di fine dei lavori con possibilità di più rinnovi .
Art. 20 Permesso di costruire in deroga Per eseguire interventi di riqualificazione degli edifici può essere utilizzato l’istituto del permesso in deroga. E’ evidente la finalità della disposizione di promozione di tali interventi.
Art. 21 Valutazione preventiva E’ prevista l’uniformazione del costo della valutazione attraverso criteri definiti con un atto di coordinamento tecnico regionale.
Art. 22 Varianti in corso d’opera Ampliati gli interventi in variante da regolarizzare con SCIA alla fine dei lavori. La norma esclude la variante in corso d’opera per: -interventi di diversa tipologia rispetto a quelli iniziali; -interventi totalmente diversi rispetto a quelli iniziali per caratteristiche tipologiche, planivolumetriche o di utilizzazione; -incrementi volumetrici che danno luogo ad un organismo, o parte di esso, con specifica rilevanza e autonomamente utilizzabili.
Art. 23 Certificato di conformità edilizia e di agibilità Previsto l’immediato utilizzo dell’unità immobiliare a seguito della trasmissione al SUE della completa documentazione di fine lavori e l’istanza di agibilità. Stabilito il controllo sistematico delle opere di nuova costruzione, di ristrutturazione edilizia ed urbanistica e degli interventi che hanno comportato varianti in corso d’opera. Per i restanti casi il controllo sulle opere eseguite è effettuato su un campione minimo del 25%.
Art. 24 Scheda tecnica descrittiva E’ stato chiarito che il professionista allega nella scheda tecnica descrittiva le certificazioni e le dichiarazioni di conformità provenienti dai tecnici abilitati allo specifico settore tecnico.
Art. 25 Agibilità parziale Maggiore flessibilità nel rilascio dell’agibilità che a prestabilite condizioni può riguardare singoli edifici, parti di edifici, singole unità immobiliari.
Art. 26 Sanzioni per il ritardo e per la mancata presentazione dell’istanza di agibilità Introduce una sanzione calcolata in base al ritardo della richiesta di agibilità e la sanzione, da applicare previa diffida, in caso di mancata richiesta.
Art. 28 Mutamento d’uso E’ escluso il mutamento d’uso dei locali delle aziendeflorovivaistiche adibiti alla vendita di prodotti fino ad una superficie massima di 500 mq.
Art. 32 Riduzione ed esonero dal contributo di costruzione Aggiunti tra gli interventi esonerati la realizzazione dei parcheggi pertinenziali nella misura prevista dalla legge 122 del 1989 e dall’art. 41-sexies della legge 1150/1942; e il frazionamento immobiliare connesso ad opere che non comportino un organismo in tutto o in parte diverso da quello originario e non comportino aumento delle superfici utili e il cambio di destinazione d’uso con incremento del carico. Precisati i requisiti degli interventi su unità unifamiliari esonerati dal contributo.
Art. 41 Inserimento dell’art. 14-bis nella legge regionale n. 23 del 2004. Variazioni essenziali E’ stata aumentata dal 10 al 20% l’entità di taluni scostamenti dai parametri dell’opera autorizzata che danno luogo alla variazione essenziale.
Art. 44 Inserimento dell’art. 16-bis nella legge regionale n. 23 del 2004. Sanzioni per interventi di attività edilizia libera. Precisata l’applicazione della sanzione pecuniaria per interventi eseguiti in assenza di CIL e in assenza di comunicazione per le opere temporanee e per il mutamento senza opere da abitazione rurale ad abitazione civile.
Art. 46 Inserimento dell’art. 17-bis nella legge regionale n. 23 del 2004. Varianti in corso d’opera a titoli edilizi rilasciati prima dell’entrata in vigore della legge n. 10 del 1977. La disposizione è diretta a regolarizzare, previa sanzione, ledifformità parziali eseguite nel corso di esecuzione di opere edilizie autorizzate prima dell’entrata in vigore della legge 10 del 1977. Si tratta quindi di difformità parziali realizzate precedentemente alla previsione normativa delle varianti in corso d’opera, avvenuta appunto con la citata legge 10.
Art. 48 Modifiche all’art. 21 (Sanzioni pecuniarie) della legge regionale n. 23 del 2004 Stabilita una modalità semplificata per calcolare l’importo delle sanzioni pecuniarie collegate al valore delle opere abusive. La sanzione viene calcolata dal Comune in base alle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle entrate.
Art. 50 Inserimento dell’art. 18-bis nella legge regionale n. 20 del 2000. Semplificazione degli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica. Per semplificare, uniformare ed alleggerire gli apparati normativi dei piani e dei regolamenti è previsto il divieto di riprodurre in essi disposizioni stabilite da fonti normative sovraordinate. Per rendere efficace la disposizione, la Regione attraverso atti di coordinamento individua le normative autoapplicative che non necessitano di recepimento. Inoltre dall’atto di coordinamento decorre un tempo di 180 giorni per l’adeguamento degli strumenti da parte degli enti locali, trascorso il quale l’atto di coordinamento prevale sulle diverse disposizioni di piano o di regolamento.
Art. 51 Modifiche all’articolo 19 (Carta unica del territorio) della legge regionale n. 20 del 2000 Introduce la Tavola dei vincoli, allegata ai piani urbanistici,come strumento utile per dare certezza alle trasformazioni ammissibili e a individuare immobili soggetti ad autorizzazioni preliminari di amministrazioni preposte a vincoli e tutele. La Tavola è elaborato costitutivo del PSC, e fino alla predisposizione o aggiornamento dello stesso, deve essere predisposta da ciascun piano urbanistico per l’ambito territoriale cui si riferisce.
Art. 55 Misure per favorire la ripresa economica Sono prorogati per legge i termini di inizio e di fine lavori dei titoli edilizi in corso di validità alla data di entrata in vigore della medesima disposizione (31.7. 2013). Agevolati anche i frazionamenti delle unità immobiliari adibite ad attività d’impresa, che sono attuati in deroga ai limiti dimensionali e quantitativi definiti dagli strumenti urbanistici.
Art. 56 Semplificazione della pubblicazione degli avvisi relativi ai procedimenti in materia di governo del territorio Definiti i piani e i procedimenti la cui pubblicazione avviene mediante avviso su siti web in luogo degli avvisi sui quotidiani.
Art. 57 Procedimenti in corso I comuni hanno 180 giorni decorrenti dal 30 luglio 2013 per adeguare i propri regolamenti alle definizioni tecniche uniformi contenute nella delibera dell’Assemblea legislativa 279 del 2010 (all. A).
Art. 59 Abrogazioni Eliminato il parere integrato AUSL ARPA preliminare agli interventi edilizi per attività produttive caratterizzate da impatti sulla salute e sull’ambiente. Eliminate le deliberazione regionali sul regolamento edilizio tipo, sui requisiti edilizi cogenti e volontari.
Art. 61 Entrata in vigore Il 28 settembre 2013 entra in vigore la legge regionale,mentre l’art. 55 recante le misure per favorire la ripresa economica è entrato in vigore sin dal 31 luglio 2013.
Allegato ristrutturazione edilizia Adeguata la definizione degli interventi di ristrutturazione edilizia alla disciplina statale, che ora ricomprende anche la demolizione e la ricostruzione di un edificio avente lo stesso volume ma con modifiche della sagoma e dell’area di sedime originari. Viene anche riprodotta la definizione della c.d. ristrutturazione edilizia pesante.

per approfondire (link al sito della regione Emilia Romagna):

il testo ufficiale della normativa regionale

Principali novità contenute nella legge (tabella riportata sopra)

nota illustrativa LR 15/2013

tabella sinottica degli interventi edilizi

La laurea serve ancora?

la differenza fra un tecnico diplomato e uno laureato.

Pochi giorni sono venuto a sapere che per un lavoro non sono stato preso in considerazione perché ingegnere (non mi è stato nemmeno chiesto quanto “costavo”) e che quindi è stato preferito il preventivo del geometra, solo perché si presuppone, senza neanche indagare che “il geometra” costa meno.

Vorrei tanto far capire alle persone, che questa è una falsa credenza, stupida e dannosa e che non è assolutamente vero che l’ingegnere costa di più a prescindere, dato che il mercato è stato completamente liberalizzato e che per tanto vince, in genere, chi fa l’offerta più bassa e che gli ingegneri e gli architetti in questa fase di mercato hanno la stessa identica fame di lavoro dei geometri.

Tanto per precisare si è poi scoperto, perché mi è stato detto, che il mio preventivo per il lavoro sarebbe stato più basso, quindi quella persona spenderà di più per quel lavoro solo a causa di un pregiudizio sbagliato.

Il paradosso si raggiunge per certe pratiche, dove sono comunque necessarie le competenze di un ingegnere, cosa che molto spesso il committente non sa. Per cui succede che il tecnico diplomato prende l’incarico per una cifra il quale poi si rivolge all’ingegnere perché per svolgere il lavoro c’è da mettere mano alle strutture. Risultato, il cliente paga due professionisti, il che costa nel 99% dei casi di più di un unico professionista che svolge i due incarichi insieme.

Non voglio con questo articolo “tirare sassate” contro i geometri, tra cui ho tanti e validissimi amici con i quali collaboro da anni, ma solo far riflettere le persone che ritengono che il tecnico laureato sia una persona con la puzza sotto il naso che chiede più soldi solo perché lo chiamiamo ingegnere o architetto piuttosto che geometra. Niente di più falso. Ad ingegneria non c’è l’esame “puzza sotto il naso”, con quella ci si nasce purtroppo e mi è capitato di incontrare un paio di geometri che ne avevano parecchia nonostante la mancanza della laurea.

Le conseguenze, purtroppo, di questo pensiero dominante:

Pochi giorni fa sono venuto a sapere che alcuni centri per l’impiego consigliano di stralciare la laurea dal curriculum, perché è più facile trovare lavoro senza. Per certi lavori la laurea è considerato troppo qualificata e perciò non ti prendono nemmeno in considerazione. Mi domando se via di questo passo i laureati saranno sempre meno, i ricercatori sempre meno e diventeremo definitivamente un paese che non sa risolvere certi problemi perché richiedono competenze di tipo universitario o più elevato.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/12/laurea-nel-cv-quando-anche-linformagiovani-suggerisce-di-ometterla/653740/

DURC, nel Decreto del Fare

le novità riguardo al DURC

impresa edile

Importanti novità riguardo al DURC (il documento unico di regolarità contributiva). Non verranno più bloccati completamente i pagamenti in caso di irregolarità e sarà possibile rimediare in 15 giorni. L’importante è però che le pubbliche amministrazioni paghino, in modo da far ripartire questo paese bloccato dalla mancanza di capitale circolante.

DURC, nel Decreto del Fare è possibile regolarizzarsi in 15 giorni.

novità sufficienti?

Il termine di 15 giorni appare però esiguo, dati i tempi burocratici. Meglio sarebbero stati almeno 30 giorni e rendere il DURC valido per sei mesi, dato che tre mesi sembrano veramente pochi.

E le piccole imprese edili?

DURC

esempio di Durc

Di contro c’è da rilevare la lentezza con la quale le piccole imprese edili italiane si stanno informatizzando e dotando di posta elettronica certificata, cosa che aiuterebbe la comunicazione fra imprese e amministrazioni, lentezza dovuta purtroppo alla scarsa propensione all’informatica che si riscontra spesso nei lavoratori dell’edilizia e alla scarsa strutturazione delle imprese edili nostrane.

L’impresa tipo in Italia è infatti costituita da un singolo lavoratore autonomo che collabora con altri autonomi per fare i lavori. L’impresa tradizionale con dipendenti assunti con regolare contratto è l’eccezione.

Non stiamo parlando di lavoro nero, ma di un fenomeno ampiamente presente in Italia e ampiamente tollerato dallo stato, ovvero la proliferazione di finti lavoratori autonomi, che alla fine non sono altro che dipendenti privi di tutele contrattuali.

L’anomalia dell’imprenditoria edile italiana

A cosa è dovuta questa anomalia? A parere dello scrivente in parte alla scarsa propensione all’assunzione da parte dei piccoli imprenditori edili italiani, in parte al costo eccessivo del lavoro subordinato e alla proliferazione di obblighi burocratici per le imprese strutturate e in parte alla committenza che in alcuni casi non è disposta a pagare i maggiori costi di un impresa strutturata, che però di contro garantisce più attenzione agli aspetti burocratici e della sicurezza nel cantiere dato che è soggetta per legge ad obblighi in questo senso.

Se vogliamo diventare un paese “normale”, nei quali i lavoratori autonomi siano veri lavoratori autonomi e le imprese facciano le imprese, qualcosa deve cambiare e dobbiamo prendere esempio dagli altri paesi, non facendo però come al solito, cioè dando nuovi oneri burocratici alle imprese senza creare il background di supporto e semplificando solo a parole.

Come si esce dalla crisi dell’edilizia?


Queste poche riflessioni non vogliono essere una soluzione alla crisi dell’edilizia che perdura in modo grave almeno dal 2008, ci mancherebbe altro, non ho ne la presunzione e non possiedo nemmeno l’esperienza che mi permetta di trovare formule magiche, questa è una capacità che lascio ad alcuni dei cosiddetti “politici” che si presentano alle imminenti elezioni politiche che in quanto a facili soluzioni e slogan sono degli esperti.

La crisi che oggi sta attraversando l’edilizia non è di facile ne breve soluzione, se e quando si uscirà da questa crisi probabilmente l’edilizia ne uscirà profondamente trasformata. Tale crisi è solo una parte della crisi economica in corso e se è innegabile che alcuni dei fattori di questa crisi siano esterni, dovuti al fatto che per esempio le persone oggi a causa della perdita o del calo del lavoro non hanno denaro per investimenti immobiliari o a causa del fatto che le banche sono molto più restie nel concedere mutui, ma ci sono delle componenti interne a mio parere innegabili.

Si costruiscono edifici già vecchi?

Oggi ci sono dei cantieri, alcuni di quei pochi rimasti aperti, che costruiscono condomini in classe energetica C calcolata, il che forse può voler dire che se ci andiamo a vedere dentro in modo approfondito scopriamo magari di essere in D o peggio. Questo è inconcepibile, non solo ragionando con una mentalità ecologista acritica, ma anche e sopratutto per ragioni commerciali ed economiche. Chi costruisce edifici in classi energetiche che rientrano appena nella normativa, per risparmiare una cifra in realtà relativamente piccola nel 2013, si da la zappa sui piedi.  Le persone hanno ormai imparato una parola magica che si chiama “classe energetica”, e ancora di più hanno imparato un’altra parola magica, ovvero “classe A”. Magari non sanno bene che cos’è, ma una certificazione in classe A oggi ha il suo peso commerciale e fra 2 case di nuova costruzione simili, una in classe A e una in classe C se la differenza di prezzo è minima, cosa che spesso accade, la scelta è orientata senza dubbio verso la prima.

La certificazione energetica in Emilia Romagna.

Facciamo una piccola premessa… Intanto bisogna aver ben chiaro cosa si intende in Emilia Romagna per classe energetica. Oggi la classificazione energetica in Emilia Romagna si basa sull’ EP tot, ovvero l’indica di prestazione energetica totale che è calcolato come somma dell’ EPi (consumo per il riscaldamento invernale) e dell’ EPasc (acqua calda sanitaria), in futuro saranno compresi anche EPe (regime estivo) e EPill (illuminazione). Questo EPtot che si misura in kWh/m2 annuo, ovvero il consumo energetico per ogni m2 in un anno e stato poi suddiviso in classi, la classe A vuol dire che il nostro edificio nelle condizioni standard previste dal metodo di calcolo consumerà meno di 40 kWh/m2 annuo.

La certificazione energetica, se fatta bene, il che non è sempre vero (su siti come groupon si possono trovare certificazioni a cifre attorno ai 50 € che se facciamo almeno un sopralluogo e le cose fatte con un minimo di criterio non garantiscono nemmeno la copertura dei costi vivi e che quindi a meno di lavorare in perdita sono chiaramente al limite della truffa) ci da questo indice che ci dice che la nostra casa in inverno consuma una certa quantità di energia, ma non ci dice quasi nulla sul consumo estivo e nulla sul comfort termo-igrometrico.

La direttiva 2010/31/UE che dovrà essere recepita dall’Italia dice invece un altra cosa, che costituirà una rivoluzione, sempre che non venga derogata dall’Italia pena il pagamento di sanzioni, ovvero che entro il 2021 lo standard edifici a energia quasi zero sarà un obbligo per tutti gli edifici.

Ad oggi mancano mancano 8 anni a questa scadenza e ancora si costruiscono case nuove in classe C.

La cosa si commenta da sola. Stanno costruendo molto probabilmente del futuro invenduto.

Se qualcuno vuole sperare di vendere prima o poi le case che sta costruendo oggi dovrebbe probabilmente costruirle con standard più restrittivi della classe A che va tanto di moda ora, perché l’odierna classe energetica A fra poco verrà superata dagli eventi, diventando in brevissimo tempo obsoleta e priva di significato, dato che un edificio ad energia quasi zero non consuma in pratica nulla. Si può arrivare addirittura a case che producono più energia di quella di cui hanno bisogno, le cosidette case attive

Per uscire dalla crisi dell’edilizia, anche se questo non è sicuramente l’unico modo, bisogna iniziare a progettare in modo più consapevole e più sostenibile, e possibilmente ragionando su edifici energeticamente indipendenti, che oggi sono sicuramente commercialmente più appetibili.

Chi ha i soldi è disposto a spendere qualcosa in più se è dimostrato che in pratica non pagherà più le bollette per riscaldamento e raffrescamento e per scaldare l’acqua calda.

Per chi non li ha, be il problema purtroppo non dipende dall’edilizia e sarà il prossimo governo a dover trovare le risposte, dato che la politica dell’austerity non ha dato le risposte sperate, ma ha fatto diventare la crisi ancora peggiore.

Un altro problema è quello dell’invenduto.

Non in tutti i casi ma quasi quest’invenduto non è mai stato abitato ed è tecnologicamente vecchio, magari in classe D o E. Bisognerà studiare delle metodologie per portarlo almeno in classe A, altrimenti proporre forti sconti, incentivi, in caso contrario questi edifici sono destinati a rimanere disabitate cattedrali nel deserto.

la riqualificazione del patrimonio esistente

In Italia esiste un grandissimo patrimonio di edifici costruiti fra gli anni 50 e gli anni 90 che necessitano di una riqualificazione. Gli incentivi del 50% per le ristrutturazioni sono un buono strumento, ma vanno potenziati, levarli o ridurli come ventilato vorrebbe dire dare il colpo di grazia all’edilizia e al suo indotto, bisognerebbe anzi potenziarli. sarebbe bello introdurre degli strumenti speciali per chi si incarica di ristrutturare un intera palazzina oggi disabitate o chi si accolla un cantiere abbandonato. Purtroppo sono casi sempre più presenti.

fermare le speculazioni

Credo che sia necessario inoltre fermare la pericolosa catena “speculazioni edilizie-oneri di urbanizzazione” che tanto ha rovinato il nostro territorio e l’assetto idrogeologico, senza contare l’abusivismo edilizio. Questi fenomeni oltre a produrre edilizia spesso scadente sono un danno evidente che va fermato a tutti i costi. Se non ci vogliamo ritrovare tutti gli anni a contare quanto territorio abbiamo perso in un caso e quanti morti ci sono stati nell’ultima alluvione o nell’ultimo sisma bisogna fare qualcosa. Per questo oggi sono necessarie delle modifiche normative che proteggano il territorio, diano dei precisi riferimenti per le riqualificazioni e bloccare ogni condono edilizio che stimola la ripresa dell’abusivismo, con anche un danno diretto allo stato che oltre che perdere territorio non incassa gli oneri comunali.

E’ inoltre evidente il fatto che quartieri lasciati incompiuti, nonostante l’incasso di parte degli oneri di urbanizzazione da parte di un comune siano un danno per le casse comunali. Si creano infatti nuove urbanizzazioni che il comune deve mantenere in buono stato e non si incamerano gli introiti dovuti a IMU (le imprese non la pagano sull’invenduto), utenze e tarsu, più tutto l’indotto che un nuovo abitante del quartiere crea. Si genera in pratica nuova spesa, col piccolo guadagno iniziale della quota oneri che non dovrebbe giustificare in nessun modo un immotivato spreco di territorio non urbanizzato.

Fermare l’edificazione selvaggia farebbe riacquistare valore agli immobili esistenti e riaccenderebbe il mercato delle ristrutturazioni, portando a parere dello scrivente vantaggi al comparto dell’edilizia.