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Certificazione energetica in Emilia romagna

esempio certificazione energetica

esempio certificazione energetica

Volevo condividere una tabella molto utile per la certificazione energetica in Emilia Romagna, un riassunto di tutto quello che c’è da sapere a riguardo a cura del CTI (comitato termotecnico italiano):

Emilia Romagna – Certificazione energetica degli edifici.

Il nostro studio è qualificato per la redazione dell’attestato di prestazione energetica, per avere un preventivo gratuito potete contattarci direttamente o compilare il form in questa pagina.

Il certificato energetico va sempre allegato – Il Sole 24 ORE

Un articolo semplice semplice del sole 24 ore che spiega cos’è un APE (il vecchio ACE)

Il certificato energetico va sempre allegato – Il Sole 24 ORE

Il concetto come espresso in altri articoli è molto semplice e se L’APE (o ACE, per adesso non c’è differenza) è attendibile esso fornisce un valido strumento che ci da il consumo energetico di un immobile.

Stiamo attenti ai certificati energetici (ACE o APE che dir si voglia) fatti con superficialità che ci danno un EPI o una classe energetica del tutto inattendibili, si configurano delle vere e proprie truffe. Personalmente faccio sempre quando possibile una verifica sulle bollette per vedere se le ipotesi che ho fatto sono coerenti con la situazione reale.

Il problema dei certificati energetici  scadenti

Purtroppo ho potuto notare che i certificati energetici eseguiti peggio sono quelli degli edifici o appartamenti nuovi. Non saprei dire con precisione qual’è la causa scatenante di questi errori, possiamo forse parlare di una concorrenza di cause:

  1. la sottovalutazione dell’importanza dell’ACE o APE da parte di costruttori, compratori e anche tecnici. Questa sottovalutazione porta ad attestati pagati poco e quindi eseguiti in fretta, senza i dovuti sopralluoghi, che portano ad un attestato del tutto inservibile.
  2. Le modifiche progettuali in fase esecutiva. Spesso mi è capitato di vedere che alcune imprese tendono a fare in fase esecutiva alcune modifiche che risultano molto incisive sulla degradazione della prestazione energetica. Come ponti termici non corretti, uso di un materiale diverso, cappotto che in alcuni punti non viene posato perché complicato e così via. Il certificatore che è pagato 100 € ad appartamento spesso non verifica la corretta esecuzione del progetto, per tanto va a certificare un appartamento sostanzialmente diverso da quello effettivamente costruito.
  3. Groupon e simili. Non è concepibile che si vendano attestati di certificazione energetica a 39 € o simili su groupon. è inconcepibile e deleterio per la qualità della prestazione, per la dignità professionale e per il compratore che si ritrova in mano un inutile pezzo di carta.
  4. La mancanza di un vero e proprio sistema sanzionatorio. Purtroppo finché non esistono chiare sanzioni per professionisti che redigono ACE sballati e costruttori che vendono case con prestazioni diverse da quanto dichiarato in ACE è tutto molto aleatorio. L’ACE è un costo per chi vende, ma uno strumento semplice ed eccezionale (se fatto bene) per chi compra.
  5. La mancanza di una giurisprudenza. Quando inizieranno le prime cause e i giudici puniranno severamente quella che è una vera e propria truffa (magari non sempre consapevole) forse le cose cambieranno e verrà riservata maggiore attenzione da parte di tecnici e costruttori a questo “pezzo di carta”.
  6. La mancanza di cultura del risparmio energetico. Bisognerebbe dare un informativa a chi compra casa per fargli capire cos’è l’ACE, per dire chiaro e tondo in euro quanto si può risparmiare con un certo EPI piuttosto che un altro, le persone in generale non sanno ancora cosa vuol dire la certificazione energetica e le case si comprano ancora con criteri diversi dal risparmio energetico, che invece dovrebbe essere uno dei primi fattori ad essere valutato.

Una formula semplice semplice per capire cos’è un certificato energetico:

E ora una piccola formula empirica (tutti questi dati si trovano in un ACE e APE) per capire cosa significa la certificazione energetica:

((EPIi+EPacs) x mq riscaldati)/10 = m3 di gas consumati in un anno.

Qui in Emilia Romagna 1 m3 di gas costa circa 1 €.

n.b.: Non è una formula matematica precisa, ma fornisce un ordine di grandezza.

Tanto per chiarire, ora vediamo l’ applicazione di un caso reale che mi è capitato:

Prima una premessa: confrontare i dati di un APE con i consumi reali è un operazione in realtà non corretta perché l’APE è un calcolo convenzionale effettuato in condizioni standard e quindi non reali, in realtà l’analisi dei consumi reali andrebbe fatta con un’altra operazione, la diagnosi energetica, ma qui facciamo solo delle speculazioni accademiche solo per capire il significato dei numeri.

ACE villa singola degli anni 90 a Fidenza

ACE villa singola degli anni 90 a Fidenza

Questo è un ACE che ho redatto per una villa unifamigliare singola degli anni 90 costruita a Fidenza. Non una villa costruita in modo scadente, ma una villa come se ne costruivano tante in quegli anni. Come possiamo vedere ingrandendo l’immagine:

Epi+Epacs=217,44 kWh/m2 annuo.

S riscaldata= 188,96m2

Applichiamo la formulina= 217,44×188,96/10= 4108,75

Il che vuol dire che questa villa secondo la certificazione energetica nelle condizioni standard per la quale la certificazione è stata ricavata, spende circa 4000 € per il riscaldamento ogni anno (dato che ho poi verificato studiando le bollette gentilmente fornitemi dal proprietario).

Se fosse, non dico tanto ma a metà della classe B spenderebbe circa: 50×188,96/10= 944,8 ovvero un quarto.

Come diceva qualcuno: “meditate gente, meditate”.

Attestato energetico: chiarimenti dal Mise sul passaggio tra ACE e APE

APE o ACE?

esempio certificazione energetica

esempio certificazione energetica

In questo articolo proviamo a dare alcuni chiarimenti sull’argomento del periodo, ovvero il passaggio da ACE ad APE.

Sostanzialmente si può dire che per ora non accade nulla di drammatico, a quanto sembra in questa fase di regime transitorio continuerà ad essere valida la metodologia di calcolo attuale e di conseguenza, almeno in Emilia Romagna tutto rimane uguale fino ad emanazione di nuova normativa.

APE: alcuni links utili

Attestato energetico: chiarimenti dal Mise sul passaggio tra ACE e APE.

la circolare del ministero dello sviluppo economico che dovrebbe chiarire…

Il Sace dell’Emilia Romagna dice che fino a successiva norma ACE e APE sono equivalenti, quindi per ora in Emilia Romagna nulla cambia.

il punto sulla certificazione energetica in provincia di Parma

Riportiamo il testo integrale di un articolo apparso sulla gazzetta di Parma il 3 aprile 2013 che prova a fare il punto sulla certificazione energetica in provincia di Parma:

http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/181213/Certificazioni_energetiche:_Parma_quinta_in_regione_Ma_la_classe_A_resta_lontana.html

esempio certificazione energetica

esempio certificazione energetica

Da fine 2008, anno in cui è entrata in vigore la nuova normativa sulla certificazione energetica degli edifici, a fine 2012, sono 23.854 gli attestati rilasciati nella provincia di Parma (pari all’8,9% sul totale), il che colloca la provincia al quinto posto nella classifica regionale. L’obiettivo di avere un parco immobiliare altamente efficiente è però ancora lontano, dato che il 47,3% degli edifici è stato classificato come poco performante (classi G e F), mentre solo il 10% degli edifici certificati nella provincia rientra nelle categorie ad alte prestazioni per quanto riguarda i consumi (ovvero A+, A e B): un risultato, quest’ultimo, che seppur basso risulta superiore alla media regionale che è dell’8%. Questi i dati elaborati da Senaf in occasione di Proenergy+ – l’evento professionale dedicato all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili che si terrà a PadovaFiere dall’11 al 13 aprile – su base dei dati forniti dall’Ufficio Energia della Regione Emilia Romagna.

Tornando ai dati, risulta piuttosto evidente che a Parma gli edifici non possano dirsi ‘risparmiosi’. Ben il 33% degli immobili per cui è stata rilasciata la certificazione risulta essere registrato in classe G, e il 14,3% in classe F: un dato che, per quanto negativo, permette però alla provincia di ‘fare meglio’ rispetto a Ferrara (la provincia con il risultato peggiore in Regione), Modena, Bologna, Piacenza e Reggio Emilia.
Guardando alle certificazioni ottenute per edifici altamente performanti, a Parma solo il 7,4% degli immobili ha ottenuto la certificazione energetica classe B, il 2% ha ottenuto quella classe A e un piccolissimo 0,6% quella A+. Un dato che proviene in gran parte dalle ‘nuove costruzioni’, e che evidenzia perciò la necessità di puntare maggiormente su politiche che incentivino la riqualificazione energetica sul patrimonio già esistente; il risultato è comunque superiore alla media regionale: in Emilia Romagna è il 6,1% degli edifici certificati ad avere la classe B, mentre solo l’1,6% come A e lo 0,32% è stato certificato come classe A+. In Regione, però, Rimini (la provincia con il risultato regionale migliore) e Forlì-Cesena ‘fanno meglio’ di Parma.

Analizzando, invece, la provenienza delle domande si vede che, a Parma, la maggior parte di quelle concesse, proviene dal segmento del residenziale (88,3%), mentre il restante 11,7% dal non residenziale.
Contenuta nel decreto ministeriale del giugno 2009, a sua volta recepimento di disposizioni europee del 2002, la certificazione energetica attesta il rendimento energetico di un edificio, cioè il fabbisogno annuo di energia necessaria per soddisfare i servizi di climatizzazione invernale ed estiva, il riscaldamento dell’acqua per uso domestico, la ventilazione e l’illuminazione. A partire dal 1° gennaio 2012, essa è obbligatoria non solo per gli edifici di nuova costruzione e nei casi di ristrutturazione, ma anche nel caso in cui un immobile (o una sua parte) venga messo in vendita o dato in locazione: un obbligo ancora poco recepito in Italia, se si considera che, come affermano alcune recenti rilevazioni, sono in regola solo il 53% degli annunci di vendita e appena il 37% di quelli in affitto. In Emilia Romagna la certificazione di un edificio all’interno di una classe è fissata all’interno di un decreto regionale del 2008 che stabilisce i seguenti limiti di consumo: un edificio sarà in classe A+ se consuma un massimo di 25 kWh/anno, in classe A se il consumo è compreso tra i 25 kWh/anno e i 40 kWh/anno, in classe B se il consumo oscilla tra i 40 kWh/anno e i 60 kWh/anno, in classe C se tra i 60 kWh/anno e gli 90 kWh/anno, in classe D se tra gli 90 kWh/anno e i 130 kWh/anno, in classe E se tra i 130 kWh/anno e i 170 kWh/anno, in classe F se tra i 170 kWh/anno e i 210 kWh/anno, mentre in classe G se consuma più di 210 kWh/anno.

Per rendere più efficiente un edificio e farlo ‘passare’ ad una classe energetica più performante, è necessario perciò ridurne i consumi, migliorando la resa degli impianti, coibentando pareti e tetti, scegliendo le tecnologie più efficienti, ma soprattutto studiando la migliore integrazione tra impianto ed involucro. Proprio queste tematiche saranno al centro di Proenergy+ e del ricco programma di iniziative speciali e convegni in calendario, che permetterà agli operatori di aggiornarsi sulle novità tecnologiche e legislative. L’aspetto formativo ha, infatti, una forte rilevanza all’interno della manifestazione: particolarmente interessanti in questo senso sono le Piazze dell’Eccellenza, in cui l’aggiornamento si declina in incontri a ciclo continuo, che vanno a comporre un programma di assoluto livello sui temi delle tecnologie ad alta efficienza energetica, dell’utilizzo di fonti rinnovabili e dell’evoluzione dell’involucro edilizio. In Come si installa/Come si usa verranno realizzate prove pratiche per esemplificare come si installano e come si usano in modo ottimale i prodotti e le tecnologie per la resa energetica degli edifici, mentre nell’Arena Progettazione Integrata, attraverso le best practice, si sottolineeranno i prossimi sviluppi nell’interazione tra i componenti di involucro evoluto, impianti tecnici ed energie rinnovabili.

A queste osservazioni riportate dalla Gazzetta di Parma aggiungiamo le nostre:

  • purtroppo la certificazione è un dato che molti acquirenti non considerano in fase di acquisto e che invece dovrebbe essere attentamente valutato. Se prendiamo come riferimento una villa unifamigliare possiamo approssimare che per il riscaldamento se di troviamo in classe F (cosa comunque per edifici degli anni 90) spenderemo circa 4000 € l’anno (il che può voler dire l’1% circa del valore dell’edificio ogni anno), se invece siamo in classe A spenderemo circa 800 € l’anno. Una bella differenza.
  • Purtroppo per gli edifici nuovi non c’è il riferimento delle bollette del gas, per cui dovremmo fidarci della certificazione energetica, se essa non è stata fatta con criterio, o non sono stati adottati correttamente gli accorgimenti previsti in fase progettuale ci troveremo di fronte a una certificazione del tutto inattendibile.
  • non fidatevi di chi vi propone certificazioni a costi irrisori e senza sopralluogo, la certificazione è una valutazione che necessita di adeguata attenzione e professionalità, un costo inadeguato vuol dire una prestazione inadeguata, diffidate di chi vi offre certificazioni a meno di 200/250 € che a parere dello scrivente sono il minimo per garantire una prestazione attendibile e veritiera. Ne abbiamo parlato anche qui.
  •  Nel 2020 entrerà in vigore  Direttiva 2010/31/UE che obbligherà tutti gli edifici di nuova costruzione ad essere a energia quasi zero. Questo vuol dire che un edificio in classe A sarà comunque un edificio obsoleto dopo il 2020. Cosa vuol dire edificio a energia quasi zero? Ne abbiamo parlato qui.

Edifici italiani energivori?

condominio

Un tipico condominio italiano energivoro

Come avevo accennato parlando di certificazione energetica, si può affermare che in Italia ci sia purtroppo ancora oggi scarsa attenzione al fattore energetico. Non solo abbiamo un patrimonio edilizio costruito negli anni passati che è quasi totalmente privo di criteri di risparmio energetico e che quindi consuma troppo, ma anche negli edifici nuovi purtroppo si possono trovare molti errori progettuali che alla fine costano cari sulle bollette, con certificazioni energetiche che dicono una cosa che viene clamorosamente smentita dalla prova dei fatti, ovvero dalle verifica dei consumi reali misurati in bolletta.

In questo articolo volevo segnalare questa interessante diagnosi fatta su un vecchio condominio di Modena nella quale calcoli alla mano si dimostra che con un piccolo tempo di ritorno dell’investimento (6 anni) di può ottenere un risparmio del 40% annuo, che con il gas che ormai costa 1 € al mc non è poco, dato che passiamo da 54.000 € l’anno a 32.000 € l’anno circa.

diagnosi energetica

diagnosi energetica

clicca qua per leggere l’articolo completo.

Sembra banale da dire, ma basta veramente poco per ottenere molto in termini di risparmio energetico. Tanto più che si può ancora usufruire degli incentivi del 55% che permettono oltre che il risparmio in bolletta il recupero fiscale del 55% delle spese sostenute ai fini del risparmio energetico in 10 anni. La riqualificazione rappresenta la via d’uscita più semplice e immediata alla crisi dell’edilizia in Italia, un meccanismo virtuoso che potrebbe far ripartire l’edilizia, far risparmiare i cittadini e di conseguenza essere utile a far ripartire l’intera economia. Un meccanismo che le amministrazioni devono spingere a tutti i costi.

Il nostro studio effettua diagnosi energetiche e riqualificazioni energetiche, per maggiori informazioni o per ottenere un preventivo clicca qui.

Casa passiva e case a energia quasi zero

Cos’è una casa passiva? e una casa e energia quasi zero? Cosa significano in parole povere queste definizioni? Proviamo a rispondere a questa domanda per fare un pò di chiarezza.

schema di casa passiva

schema di casa passiva

Casa Passiva – passivhaus

Una semplice definizione si trova su wikipedia:

La casa passiva (Passivhaus secondo il termine originale di lingua tedesca, passive house in lingua inglese) è un’abitazione che assicura il benessere termico senza o con una minima fonte energetica di riscaldamento interna all’edificio ovvero senza alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.

Quindi essenzialmente una casa passiva è una casa che consuma poco o nulla. Si nota subito che la definizione poco centra con la bioedilizia, nel senso che una casa passiva può essere teoricamente realizzata con qualsiasi tecnologia, a patto di ridurne tantissimo i consumi per la climatizzazione.

Sempre su wikipedia troviamo un altra interessante considerazione:

L’impianto di riscaldamento convenzionale si può eliminare se il fabbisogno energetico della casa è molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al m² anno. Queste prestazioni si ottengono con una progettazione molto attenta, specie nei riguardi del sole, con l’adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni su murature perimetrali, tetto e superfici vetrate e mediante l’adozione di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico.

Facciamo notare che in Emilia Romagna una casa in classe A+ si definisce una casa con un consumo inferiore a 25 kW/m2 annuo, quindi una casa passiva è una casa con un consumo di parecchio inferiore alla classe A, che sempre in Emilia Romagna ha un consumo inferiore ai 40 kW/m2 annuo.

Lo standard tedesco prevede i seguenti requisiti per una passivhause:

  • fabbisogno energetico utile richiesto per il riscaldamento ≤ 15 kWh/(m²a)
  • carico termico invernale ≤ 10 W/m²
  • fabbisogno energetico utile richiesto per il raffrescamento ≤ 15 kWh/(m²a)
  • carico termico estivo ≤ 10 W/m²
  • tenuta all’aria n50 ≤ 0,6/h
  • fabbisogno energetico primario di energia ≤ 120 kWh/(m²a)

Per ottenere tali caratteristiche sono necessarie bassissime trasmittanze delle pareti opache (intorno a 0,10-0,20 kW/m2K) e ermeticità dell’involucro a tutti i livelli. L’ermeticità può essere verificata dopo la costruzione con Il Blower-Door-Test (secondo la UNI EN 13829; il valore n50 ottenuto dal collaudo non deve superare 0,6 h−1) della costruzione grezza (a rustico) verifica che tutti i collegamenti e i componenti siano effettivamente quasi ermetici.

Attraverso una attenta realizzazione dell’involucro edilizio si possono completamente evitare i possibile deterioramenti o danni derivanti dalla condensa e dalla formazione di muffe che sono il problema che purtroppo affligge le case moderne, in un successivo articolo parleremo anche di questo problema e di come è possibile evitarlo e cercare di risolverlo.

impiantistica di una casa passiva

In una casa passiva in genere non viene utilizzato un impianto di riscaldamento tradizionale. Esiste almeno una fonte di calore, e la distribuzione del calore avviene nella maggior parte dei casi attraverso un sistema di ventilazione controllata con scambiatori a flusso incrociato che recuperano l’80% del calore dell’aria in uscita. I termosifoni e le superfici irradianti non sono necessari, anche se il loro utilizzo è ammesso: in tal caso possono essere di dimensioni ridotte. In una casa passiva le perdite energetiche sono talmente limitate che la presenza di una persona in più o in meno all’interno dell’involucro riscaldato può cambiare sensibilmente le condizioni interne.

Per realizzare l’indispensabile cambio d’aria dovuto a ragioni igieniche e al medesimo tempo perdere il minor quantitativo possibile di energia, è previsto un impianto di ventilazione con recupero di calore alimentato con motore ad alta efficienza (potenza richiesta nell’ordine dei 40W). L’aria calda in uscita (dalla cucina, dal bagno e dal WC) viene convogliata verso uno scambiatore a flusso, dove l’aria fredda in ingresso riceverà dall´80% sino al 90% del calore. L´aria di alimentazione viene così riconvogliata verso la casa (soggiorno e camere da letto).

Il flusso d’aria esterno prima di raggiungere lo scambiatore di calore in alcuni edifici è convogliato attraverso un pompa di calore geotermica. Tipicamente le tubazioni hanno le seguenti caratteristiche: ≈20 cm di diametro, ≈40 m di lunghezza e una profondità di ≈1.5 m.

L’impianto di ventilazione è posato in modo tale che nessuna corrente d’aria risulta percepibile. Questo permette in maniera facile di avere un flusso d’aria d’alimentazione ridotto (è sufficiente un po’ d’aria fresca in ingresso, l’impianto di aria condizionata non è necessario).

Un impianto di ventilazione è indispensabile in una casa passiva, poiché se si utilizzasse l’aerazione attraverso le finestre il desiderato risparmio energetico insieme con la qualità dell´aria non sarebbe mai possibile. Gli impianti di ventilazione delle case passive sono silenziosi e altamente efficienti (dal 75% al 95% del calore recuperato). Questi impianti necessitano di poca energia elettrica (circa 40-50 Watt) anche se possono causare il problema dell’aria troppo secca. Questo problema si manifesta quando il ricambio dell’aria non è stato correttamente dimensionato.

Il rimanente piccolo fabbisogno energetico può essere prodotto per esempio con una piccola pompa di calore. Esistono impianti aggregati (Packaged building services units in inglese, Kompaktaggregate in tedesco), i quali sono una combinazione di un impianto di ventilazione ed una pompa di calore.

In questo modo è possibile riscaldare nuovamente “l’aria di alimentazione” necessaria per il riscaldamento. La stessa pompa di calore potrebbe riscaldare anche l’acqua. Come per tutti gli impianti di riscaldamento anche in una casa passiva la pompa di calore va opportunamente dimensionata. Una combinazione di riscaldamento, impianto di ventilazione, impianto per l’acqua calda è offerto da impianti compatti. Essi necessitano di una superficie di ingombro ridotta e consumano una modesta quantità di energia elettrica.

Altri impianti che possono essere utilizzati allo scopo sono caldaie a pellet e impianti solari.

Quindi è interessante notare che il concetto di casa passiva è indipendente dalla tecnologia utilizzata e raggiungibile con diversi tipi di impianti, fermi restando i requisiti da raggiungere.

Edifici a energia quasi zero – net zero energy building

La definizione di questa tipologia di edifici è data dalla Direttiva 2010/31/UE:

” Gli edifici a energia quasi zero sono edifici ad altissima prestazione energetica. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in maniera molto significativa da energia proveniente da fonti rinnovabili, compresa quella prodotta in loco o nelle vicinanze “.

la direttiva CEE fissa dei limiti temporali entro cui tutti gli edifici di nuova costruzione devono essere di questo tipo:

  1. entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costru­zione siano edifici a energia quasi zero;
  2. a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero.

Non è ben chiaro quali siano i limiti per poter considerare un edificio a energia quasi zero, esistono a tutt’oggi diversi standard europei dai quali partire per poter definire una casa e energia quasi zero, possiamo leggere quest’articolo per farci un idea:

http://www.mygreenbuildings.org/2013/02/19/edifici-a-energia-quasi-zero-nei-paesi-europei.html

Andrea Ursini Casalena, noto consulente in materia di efficienza energetica degli edifici suggerisce l’approccio passivhaus, integrato con fonti rinnovabili, quindi un approccio ancora più restrittivo della passivhaus stessa che contempla un consumo energetico anche se ridottissimo.

Quali fonti rinnovabili utilizzare?

A mio parere oggi è possibile utilizzare con relativa facilità il fotovoltaico e il geotermico. Citando Andrea Ursini Casalena a riguardo del fotovoltaico:

La potenza di picco di un impianto fotovoltaico richiesto per coprire il fabbisogno elettrico di una passivhaus di civile abitazione si aggira mediamente intorno ai 2,8 kWp e i 3,8 kWp (ovviamente con tutte le eccezioni del caso).

In Germania si punta sempre di più al raggiungimento degli standard passivhaus prima e all’aggiunta delle fonti rinnovabili poi: questa strategia viene utilizzata già da un decennio nelle nazioni con scarso soleggiamento: Austria, Svizzera, Germania.

In Italia, grazie al maggiore soleggiamento e temperature più miti, realizzare edifici ad energia quasi zero, in rapporto alle dispersioni energetiche invernali, è sicuramente più facile e più economico rispetto ai paesi nord europei. Occorre comunque fare tutte le valutazioni caso per caso in merito anche ai problemi di surriscaldamento estivo.

Riguardo al geotermico sono stati fatti giganteschi passi avanti negli ultimi anni e oggi i costi di un impianto di questo tipo sono relativamente contenuti. Una buona strada può essere quella di integrare tutte queste tecnologie, creando un impianto fotovoltaico+geotermico+pannelli radianti sia per riscaldamento che raffrescamento.

Certo è che costruire oggi edifici in classe C o peggio appare quanto anacronistico date le vicine scadenze della direttiva europea.

 

bibliografia:

wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_passiva

http://www.mygreenbuildings.org

 

Certificazione energetica degli edifici in Emilia Romagna

Cos’è la certificazione energetica degli edifici?

esempio certificazione energetica

esempio certificazione energetica

La certificazione energetica è una procedura di valutazione prevista in prima accezione dalle direttive europee 2002/91/CE e 2006/32/CE che in Italia e in particolare in Emilia Romagna se poniamo l’attenzione a questo territorio, si riferisca al complesso delle operazioni svolte, dai soggetti a ciò abilitati, per il rilascio dell’attestato di certificazione energetica detto anche ACE.

Attualmente in regione Emilia Romagna la normativa in vigore è la DAL 156/08 successivamente modificata dalla DGR 1366/2011. La normativa regionale dell’emilia romagna come metodo di calcolo per l’indice di prestazione energetica fa riferimento alle norme UNI TS 11300, in particolare fino ad oggi sono state pubblicate (dal sito CTI):

UNI TS 11300-Parte 1 (pubblicata a maggio 2008 e attualmente in revisione – disponibile errata corrige del 2010): Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale.

UNI TS 11300-Parte 2 (pubblicata a maggio 2008 e attualmente in revisione – disponibile errata corrige del 2010): Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria.

UNI TS 11300-Parte 3 (pubblicata a marzo 2010 e attualmente in revisione): Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione estiva.

UNI TS 11300-Parte 4 (pubblicata il 10 maggio 2012): Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria

Il metodo di calcolo della prestazione energetica edotto dalle norme uni sopracitate si basa su delle condizioni al contorno che servono per rendere confrontabili fra di loro le prestazioni di ogni edificio.Il metodo è quindi convenzionale e non fornisce consumi reali a meno di non mettersi nelle stesse identiche condizioni al contorno il che è in pratica impossibile dato che il ogni stagione è di per se variabile, l’impianto di riscaldamento viene spesso fatto funzionare in modo ondulatorio, accendendolo e spegnendolo e così via…

tanto per chiarire il concetto, se fa un inverno terribilmente freddo, che va a sballare completamente i gradi giorno previsti per la zona, o dentro all’unità immobiliare abita una vecchina cui piace tenere 25° in casa avremo valori ovviamente molto diversi fra consumi reali e consumi da certificazione.

Attualmente la certificazione energetica valuta SOLO la prestazione invernale (consumo per riscaldamento e consumo per la produzione di acqua calda) degli edifici che divide le prestazioni degli edifici in una scala simile a quella da tempo utilizzata per gli elettrodomestici. In ambito residenziale, in Emilia Romagna la classificazione è questa (unità di misura kWh/m2 annuo):

Classificazione energetica in emilia romagna

Classificazione energetica in emilia romagna

essere quindi nella famosa classe A vuol dire avere una casa che in teoria dovrebbe consumare fra 25 e 40 kWh/m2 annuo di energia, EPtot sta per indice di prestazione energetica totale, fatto per ora da EPi (invernale) e EPacs (acqua calda sanitaria). L’ultima classe contemplata è la G che ha un EP> di 210, il che vuol dire quasi 10 volte una classe A. Ovvio intuire che una casa in classe A (ammesso che sia una classe A realmente costruita come tale e non solo sulla carta come purtroppo accade) sarà molto meno dispendiosa di una casa in classe G, come lo sono molte case costruite prima degli anni 90.

C’è un modo per convertire i kwh in m3 di gas?

si ed è abbastanza facile, anche se come detto dato che ci riferiamo a un metodo di calcolo convenzionale potrebbe essere fuorviante, possiamo usare questa tabella presa dalla guida per il cittadino alla certificazione energetica:

tabella di conversione dei consumi da kwh/m2 annuo in m3 di metano

tabella di conversione dei consumi da kwh/m2 annuo in m3 di metano

la condizioni standard della certificazione energetica

Bisogna ben tener presente che la certificazione energetica si basa su un consumo standard dell’edificio ovvero 20°C di temperatura interna mantenuta costante nelle 24 ore per tutta la stagione ad una temperatura esterna media data dai Gradi Giorno standard, se varia la temperatura interna e l’inverno non è molto “standard” le condizioni cambiano. Inoltre la certificazione si basa su un anno standard stabilito dalla norma che non esiste nella realtà. Questo per dire che confrontare un APE con i consumi reali è un operazione non proprio corretta e che può portare a conclusioni fuorvianti.

quando è necessario fare la certificazione energetica:

secondo la DAL 156/08 la certificazione è obbligatoria:

  • Gli interventi quali: edifici di nuova costruzione ed impianti in essi installati, demolizione totale e ricostruzione degli edifici esistenti, interventi di ristrutturazione integrale di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;
  • agli edifici e alle singole unità immobiliari, nel caso di trasferimento a titolo oneroso;
  • agli edifici e singole unità immobiliari soggetti a locazione;
  • L’attestato di certificazione energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare interessata è necessario per accedere agli incentivi ed alle agevolazioni di qualsiasi natura, come sgravi fiscali o contributi a carico di fondi pubblici o della generalità degli utenti, finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’unità immobiliare, dell’edificio o degli impianti. Sono in ogni caso fatti salvi i diritti acquisiti ed il legittimo affidamento in relazione ad iniziative già formalmente avviate a realizzazione o notificate all’amministrazione competente
  • Secondo art.13 del dlgs.28/2011 L’ACE è ora obbligatorio in caso di vendita, locazione o anche di annuncio commerciale di vendita. Quindi gli annunci immobiliari che riportano frasi del tipo: “prestazione energetica in fase di determinazione” o “immobile non soggetto all’obbligo di presentazione di certificazione energetica”  stanno palesemente violando la normativa, il problema che non è per ora prevista una sanzione, il che fa abbastanza sorridere.

la sottovalutazione delle certificazioni energetiche

la mercificazione delle certificazioni energetiche

in rete si trovano vignette che ben testimoniano la mercificazione avvenuta delle certificazioni energetiche e di come nulla sia stato fatto per arginare il fenomeno

Molti siti internet offrono certificazioni energetiche di dubbia qualità a prezzi insostenibili per un lavoro fatto seriamente. Una certificazione energetica deve essere sempre preceduta da un sopralluogo nel quale il certificatore verifica quanto rilevabile in sito per il calcolo, dopodichè inserisce i dati nel software che eseguirà il calcolo e ne verifica i risultati, poi inserisce i dati sul sito della regione e certifica di aver eseguita la procedura correttamente. Il tutto comporta come minimo una giornata di lavoro a cui vanno aggiunte le spese sostenute per viaggio, ammortamento del software, assicurazione professionale e alto. Certe cifre che si vedono su internet purtroppo non possono essere garanzia di serietà per un operazione come la certificazione che dovrebbe essere un indice attendibile per il consumo di un edificio. Per esempio sto verificando per il mio appartamento che il consumo reale è il triplo di quello previsto in certificazione, nei prossimi giorni eseguirò il calcolo per capire se c’è errore o malafede, ma in ogni caso voglio andare in fondo alla cosa.

considerazioni generiche sui gruppi di acquisto di valenza generale.

Probabilmente quando inizieranno delle cause legali a causa di certificazioni energetiche eseguite coi piedi, le cose cambieranno.

Links di appofondimento sulla certificazione energetica degli edifici in emilia romagna:

Ermes energia

FAQ su certificazione energetica in Emilia Romagna

approfondimenti e precisazioni

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