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Case in legno prefabbricate

Perchè le case in legno prefabbricate

esempio di progetto di casa in legno a Salsomaggiore Terme (PR)

L’argomento delle case in legno prefabbricate è di grande attualità ultimamente ed è ormai possibile dividere  le persone in due grandi gruppi a favore o contro le case in legno prefabbricate. Vorrei cercare di fare un pò di chiarezza per quanto riguarda le cose che conosco a riguardo, sfatando anche alcuni miti sia di chi è a favore che di chi è contrario alle case in legno prefabbricate. Naturalmente l’argomento è talmente vasto che qui faremo solo qualche accenno ai vari temi, che cercheremo di approfondire per quanto possibile in articoli successivi.

Pro delle case in legno prefabbicate

  • velocità di esecuzione: non c’è nulla da dire. Le case in legno prefabbricate, essendo per l’appunto prefabbricate si montano in poco tempo. Una volta fatta la fondazione (in genere una platea in cemento) la casa in legno, essendo il metodo di costruzione basato su tecnologie  a secco, si monta molto velocemente, quanto dipende da quanto è grande la casa e dal tipo di tecnologia utilizzata, ma per la struttura parliamo di un paio di settimane o quest’ordine di grandezza.
  • La casa prefabbricata in legno costa poco: in realtà i costi di costruzione sono meno bassi di quanto in genere si creda e i risparmi dovuti sopratutto alla velocità e alla prefabbricazione sono riassorbiti da altri fattori. Vero è che se devo pagare delle persone per meno tempo risparmio, poi cercheremo di capire se è vero e quanto magari in un altro articolo. Se utilizzo degli standard di produzione in genere risparmio qualcosa. Ma non è assolutamente vero che la casa in legno costa poco, in genere i costi di una casa fatta con tecnologie tradizionali e in legno sono analoghi, se il criterio principale su cui vi state basando per la scelta è questo vi consiglio di analizzare bene i costi e sopratutto affidarvi alla consulenza di un tecnico esperto e indipendente che lo faccia per voi.
  • Prestazioni di isolamento termico: La tecnologia essendo il legno un materiale isolante naturale è priva di ponti termici, quindi si, le case in legno prefabbricate funzionano bene dal punto di vista del risparmio energetico. Alla parete in legno poi possiamo aggiungere quanto isolante vogliamo. Se vogliamo perdurare con criteri di sostenibilità meglio gli isolanti in fibra di legno.
  • la casa prefabbricata in legno è una casa ecologica e sostenibile: anche qui dobbiamo fare dei distinguo e dire che per incollare il legno si utilizzano in realtà colle che potrebbero emettere sostanze nocive e che il legno per essere realmente sostenibile deve essere di provenienza certa e vicina a dove la casa viene costruita. Se il legno arriva da 10000 km di distanza addio ecologia. La valutazione insomma è di notevole complessità.
  • la casa in legno prefabbricata è antisismica: premesso che antisismico non vuol dire indistruttibile e preso per buono il concetto che il legno è un materiale più duttile strutturalmente, una casa costruita rispettando criteri antisismici è tanto antisismica con qualsiasi tecnologia utilizzata. Diverso magari è il prezzo da pagare per ottenere prestazioni analoghe. Il legno essendo un materiale strtturalmente duttile ha ottime prestazioni antisismiche.

Contro (e falsi miti) delle case in legno prefabbricate

  •  la casa in mattoni è meglio perché è eterna: Ok forse la casa in mattoni, o in cemento che dir si voglia (comunque parliamo di tecnologie cosiddette classiche) dura di più, ma non è sempre vero, ci sono case in legno che hanno più di 500 anni, travi in legno che ne hanno più di 1000 e sono ancora li. Provate a lasciare cemento o mattoni in ambiente aggressivo e vediamo se sono così eterni come si crede. Inoltre c’è da dire che una persona vive mediamente 80 anni e la tecnologia residenziale si sta evolvendo velocemente, velocità tale, forse da non giustificare il fatto di costruire case che poi sono difficilmente migliorabili.
  • La casa in mattoni dura di più coi nostri climi: In realtà ci sono case in legno costruite dove il clima è molto peggio che il nostro da tempo immemore. Se parliamo dell’umidità quella è deleteria per qualsiasi tipo di tecnologia. Se costruita bene, isolamento della fondazione tramite isolanti (purtroppo quelli sintetici in questo caso sono ancora irrinunciabili), protezione delle pareti esterne (in genere si usano cappotti del tutto simili per tecnologia a quelli per le altre murature), la “durabilità” è paragonabile. Se costruita male avremo problemi tanto con tecnologie a umido (classiche) che con tecnologie a secco (tipo legno o altro). Sono poi ormai presenti anche da noi esempi di case in legno prefabbricate che hanno più di 10 anni e si avviano verso i 20.
  • La casa in mattoni la facciamo da 1000 anni perché dovremmo cambiare tecnologia? qui entriamo in una discussione quasi generazionale contro la quale poco si può fare. Cambiare un idea radicata è molto difficile per non dire impossibile. Perciò che dire? Anche la “casa in mattoni” se è fatta come va fatta è ottima, ma la casa come viene fatta oggi è comunque un prodotto industriale, molto diverso da quello che il muratore costruiva per i nostri nonni con tutti i difetti (ma anche i pregi) che questo comporta.
  • la casa in mattoni è più resistente in caso di terremoto: molto opinabile specialmente per le case vecchie che hanno problemi molto gravi riguardo la sollecitazione sismica. Una casa nuova costruita con criteri antisismici invece si comporta più o meno allo stesso modo con tutte le tecnologie con la differenza che un materiale più duttile come per esempio il legno in genere si comporta meglio e subisce meno danni. La rigidità della struttura si è visto che non funziona, molto meglio la duttilità strutturale di materiali come il legno o l’acciaio.

Tecnologie per le case in legno prefabbricate

Esistono diverse tecnologie per costruire case in legno prefabbricate e non, vediamo un accenno a quelle più conosciute:

tipi di tecnologia per le case prefabbricate in legno (foto scovate in rete)

  • parete a telaio (timber frame): Si tratta di un sistema ampiamente consolidato che prevede la realizzazione della struttura mediante un sistema a traliccio basato su travi in legno (massiccio o lamellare). I vuoti vengono riempiti con isolante (solitamente fibra di legno o lana di roccia) e il tutto viene chiuso da pannelli in legno truciolare o multistrato. L’interno viene finito generalmente in cartongesso mentre all’esterno si trova un isolamento a cappotto intonacato (di materiale e spessore variabile) con una finitura a intonaco o rivestimento di altro tipo. E’ una tecnologia che esiste da tantissimi anni, specie in Europa centrale. Gli spazi fra il telaio una volta si tamponavano con mattoni, oggi si preferisce utilizzare materiale isolante e pannelli di legno.
  • parete massiccia:  le moderne pareti prefabbricate a pannelli prevedono all’esterno il cappotto come gli edifici basati su telaio e vengono finite all’interno con il cartongesso, che riveste anche una protezione da eventuali carichi di incendio. Non tutte le pareti massicce sono definibili come XLAM. In questo ultimo caso si tratta di tavole incrociate ed incollate secondo il principio delle travi lamellari, ottenendo un materiale monolitico portante, altamente resistente, anche in altezza. Molte pareti massicce sul mercato prevedono un sistema costituito sempre dalla sovrapposizione di tavole di legno incrociate ed assemblate strato per strato con chiodature in alluminio, senza utilizzo di colle, denominato sistema MHM. I fori per porte e finestre vengono eseguiti in una fase successiva all’incollaggio mediante una macchina adibita al taglio dei pannelli.
  • Blockhause:  Si tratta di un sistema costruttivo ad incastro, basato sull’impiego di tronchi massicci di varie dimensioni, squadrati o stondati, sovrapposti tra loro orizzontalmente, tradizionalmente radicato nei paesi del nord e dell’est Europa, proprio per l’ampia disponibilità di legname di quelle regioni.  Gli edifici blockhaus sono un concetto costruttivo tradizionalmente legato alla cultura locale, quanto l’utilizzo del laterizio lo è nel nostro paese. Le pareti possono essere esterne od interne (divisorie o portanti) e sono caratterizzate da una notevole solidità.  Il giunto ad incastro permette di congiungere saldamente le pareti, rendendo impossibile il movimento delle pareti in direzione longitudinale. I tronchi sono a vista e quindi la manutenzione periodica è fondamentale.

Quale sia la tecnologia migliore dipende da molti fattori e da quello che si vuole ottenere. In Italia oggi sta avendo grande successo la tecnologia xlam che approfondiremo in un successivo articolo.

Nel caso aveste in mente di progettare una casa in legno prefabbricato e aveste bisogno di una consulenza a riguardo non esitate a contattarci.

Per approfondire l’argomento case in in legno prefabbricate:

molto bello questo sito da cui ho tratto anche alcune delle considerazioni di questo articolo: case in legno prefabbricate

Durabilità strutture in cemento armato, parametri e norme tecniche

durabilità del calcestruzzo

durabilità del calcestruzzo

Ho scovato sulla rete un interessante articolo che fa il punto sulla durabilità e le classi di esposizione del cemento armato.

Durabilità strutture in cemento armato, parametri e norme tecniche.

Il concetto di durabilità è il criterio in base al quale, oltre alla classe di resistenza si sceglie il calcestruzzo da utilizzare in una particolare struttura, a seconda di dove esso si troverà ad operare. Per certi tipi di strutture, si è obbligati a scegliere un particolare tipo di cemento, anche se strutturalmente non sarebbe necessario, il che spiega perché lo strutturista a volte imponga un certo tipo di cemento che a prima vista appare esagerato.

cos’è la durabilità del calcestruzzo?

La ragione di queste scelte di un calcestruzzo delle caratteristiche esagerate sta per l’appunto nel concetto di “durabilità del calcestruzzo“.

La durabilità di un materiale è la capacità di durare nel tempo resistendo alle azioni aggressive dell’ambiente in cui si trova.

Per il calcestruzzo esistono quindi oltre alle classi di resistenza meccanica anche delle classi di durabilità di cui bisogna tener conto quando si progetta una struttura:

  • Corrosione delle armature indotta da carbonatazione:
    • XC1 – asciutto o permanentemente bagnato: a/cmax = 0,60 (0,65); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 300 (260); minima classe di resistenza: C25/30 (C20/25)
    • XC2 – bagnato, raramente asciutto: a/cmax = 0,60; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 300 (280); minima classe di resistenza: C25/30
    • XC3 – umidità moderata: a/cmax = 0,55; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320 (280); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
    • XC4 – ciclicamente asciutto e bagnato: a/cmax = 0,50; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340 (300); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
  • Corrosione delle armature indotta da cloruri esclusi quelli provenienti dall’acqua di mare:
    • XD1 – umidità moderata: a/cmax = 0,55; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320(300); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
    • XD2 – bagnato, raramente asciutto: a/cmax = 0,50 (0,55); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340 (300); minima classe di resistenza: C32/40(C32/40)
    • XD3 – ciclicamente bagnato e asciutto: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(320); minima classe di resistenza: C35/45
  • Corrosione delle armature indotta da cloruri presenti nell’acqua di mare:
    • XS1 – esposto alla salsedine marina ma non direttamente in contatto con l’acqua di mare: a/cmax = 0,45(0,50); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(300); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
    • XS2 – permanentemente sommerso: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(320); minima classe di resistenza: C35/45
    • XS3 – zone esposte agli spruzzi o alla marea: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(340); minima classe di resistenza: C35/45
  • Attacco dei cicli di gelo/disgelo con o senza disgelanti:
    • XF1 – moderata saturazione d’acqua, in assenza di agente disgelante: a/cmax = 0,50(0,55); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320(300); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
    • XF2 – moderata saturazione d’acqua, in presenza di agente disgelante: a/cmax = 0,50(0,55); dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(300); minima classe di resistenza: C25/30
    • XF3 – elevata saturazione d’acqua, in assenza di agente disgelante: a/cmax = 0,50; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(320); minima classe di resistenza: C25/30(C30/37)
    • XF4 – elevata saturazione d’acqua, con presenza di agente antigelo oppure acqua di mare: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360(340); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
  • Attacco chimico da parte di acque del terreno e acque fluenti (p.to 4.1 prospetto 2 UNI EN 206-1):
    • XA1 – ambiente chimicamente debolmente aggressivo: a/cmax = 0,55; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 320(300); minima classe di resistenza: C28/35(C30/37)
    • XA2 – ambiente chimicamente moderatamente aggressivo: a/cmax = 0,50; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 340(320); minima classe di resistenza: C32/40(C30/37)
    • XA3 – ambiente chimicamente fortemente aggressivo: a/cmax = 0,45; dosaggio minimo di cemento (kg/m3) = 360; minima classe di resistenza: C35/45.

Cenni sugli isolatori sismici

Premessa

isolatore sismico a doppio pendolo

isolatore sismico a doppio pendolo

Con quest’articolo vorremmo dare alcuni brevi cenni sugli isolatori sismici, una tecnica di protezione sismica degli edifici che consente di contenere i danni dovuti alle forti sollecitazioni che può subire un fabbricato durante un sisma.

La sollecitazione sismica si può semplificare con un accelerazione (e quindi una forza) che viene trasmessa dal terreno al fabbricato che è vincolato al terreno. Più rigidamente è vincolato il fabbricato al terreno è meglio questa sollecitazione si trasmette al fabbricato provocando danni maggiori. Come possiamo ridurre questa trasmissione? Una soluzione ovvia sembra essere quella di isolare il fabbricato dal terreno sottostante. Come si può realizzare però questo isolamento?

L’isolamento sismico

l’isolamento sismico  come accennato, consiste nel progettare la struttura svincolata dalle vibrazioni del terreno analogamente a quanto si fa nel campo dell’ingegneria meccanica con le tecniche di isolamento delle vibrazioni dei motori. In tal modo l’azione sismica subita dall’edificio viene sensibilmente ridotta.

In inglese si definisce Base isolation perché è un isolamento effettuato in fondazione.

Storia

Si potrebbe pensare che la tecnica sia una novità degli ultimi anni, in realtà il concetto era stato compreso molti anni fa e la tecnica è antichissima. Già alcuni templi greci avevano interposto uno strato di terreno atto a far scivolare il tempio in caso di sisma, strato che ha fatto arrivare molti templi fino ai giorni nostri. Il più antico edificio isolato alla base conosciuto è la tomba di Ciro il grande che risale al 530 a.C.

Un forte impulso allo sviluppo di questa tecnologia avvenne dopo il terremoto di Kobe in Giappone, avvenuto nel 1995, in cui si osservo che gli edifici isolati non avevano avuto danni rilevanti.

Tipologie di isolatori sismici

isolatore sismico di tipo elestometrico utilizzato in un ponte in acciaio

isolatore sismico di tipo elestometrico utilizzato in un ponte in acciaio

I moderni isolatori sismici oggi si possono dividere in tre categorie di isolatori e diversi tipi per ogni categoria. I diversi dispositivi possono essere anche utilizzati in modo complementare nella stessa struttura:

  • Isolatori elastomerici. Hanno una elevata rigidezza verticale e una bassa rigidezza orizzontale che consente di portare il periodo proprio della struttura isolata fuori dal campo delle frequenze dei terremoti. Ne esistono di diversi tipi:
      • i più semplici e i più collaudati sono quelli realizzati in elastomero (a basso o ad alto smorzamento) armato con lamierini metallici;
      • esistono anche isolatori elastomerici che hanno inserito al loro interno un blocco di piombo che consente un’ulteriore capacità dissipativa di energia;
  • Isolatori a scorrimento. Consentono di limitare ad un valore prefissato (molto basso) la forza totale orizzontale di natura dinamica che sollecita la struttura durante il sisma (taglio totale alla base). Anche di questa famiglia ne esistono di diversi tipi:
    • Isolatori a scorrimento (acciaio-teflon) su superfici piane ad attrito radente con o senza lubrificazione; questi isolatori necessitano di un sistema elastico di ricentramento dopo il sisma e possono essere associati ad isolatori elastici elastomerici che assolvono tale funzione;
    • Isolatori a pendolo scorrevole, semplice, doppio o triplo, sempre a scorrimento (acciaio teflon) come i precedenti ma lo scorrimento avviene su superfici sferiche il che consente l’autocentramento della struttura dopo il sisma;
  • Isolatori metallici a rotolamento. Consentono di isolare anche strutture leggere e flessibili sfruttando il basso valore dell’attrito volvente. Esistono già numerose applicazioni in Giappone mediante isolatori metallici a ricircolo di sfere o su rulli.

Ulteriori Considerazioni

La tecnica dell’isolamento sismico comporta diversi accorgimenti progettuali. A livello impiantistico per esempio si devono prevedere gli spostamenti che si possono realizzare durante il sisma, dato che non abbiamo più un edificio vincolato rigidamente al terreno, prevedendo giunti simili ai giunti di dilatazione di tipo termico.

Il costo di un sistema di isolamento non è trascurabile, ma se consideriamo il costo di un intera palazzina che può essere di diversi milioni di euro, non incide che per qualche punto percentuale. Considerando poi che per la struttura isolata si considerano diverse sollecitazioni sismiche con conseguente calo del costo della struttura verticale, si può arrivare al pareggio dei costi se non ipotizzare addirittura una diminuzione. Considerando poi il vantaggio ottenuto dalla protezione sismica ottenuta e il calo del costo dei danni in caso di sisma, il sistema è senz’altro vantaggioso.

video su alcune tipologie di isolatori sismici

Biografia e approfondimenti

Tipologie di isolatori sismici

Le tappe storiche dell’isolamento sismico

http://www.iusspress.it/pc/viewPrd.asp?idcategory=10&idproduct=118

La casa antisismica for dummies

bunker

bunker

Con quest’articolo vorrei provare a spiegare ai non addetti ai lavori in modo elementare alcuni concetti in realtà ben più complessi che meriterebbero un maggior approfondimento. Non ha nessuna pretesa di essere un articolo scientifico. Il fatto è che mi sono accorto, dato il mio lavoro di tecnico che lavora nell’ambito dell’edilizia, che in generale le persone non hanno chiaro il concetto di cosa sia un edificio antisismico, a causa spesso dei fraintendimenti e delle erronee interpretazioni che danno i mezzi di comunicazione.

La casa antisismica

Dopo ogni terremoto di forte itensità la gente si stupisce del fatto che alcune case crollino, che ci siano purtroppo dei morti e parte la ricerca spasmodica dei colpevoli, ed è purtroppo diffusa la credenza fra chi non si occupa di ingegneria antisismica o di costruzioni in generale che una casa antisismica sia una sorta di bunker indistruttibile che quando viene un terremoto non mostra neanche una crepa.

In realtà purtroppo non è così.

Facendo un paragone con le auto proviamo a pensare ai crash test. Quando una moderna auto va contro un muro si deforma talmente tanto che la dobbiamo buttare, ma gli occupanti però si salvano la vita.

Una casa antisismica funziona più o meno allo stesso modo. E’ una casa fatta in modo da assorbire in modo intelligente l’azione sismica, è una casa che quindi si lesiona, anche parecchio a seguito dell’azione sismica, ma è una casa che non uccide gli occupanti. Questo deve essere un concetto chiaro. Se arriva un grande terremoto (e anche sulla definizione di che cosa sia un grande terremoto si potrebbe parlare per un bel pò di tempo) non c’è casa antisismica che tenga, avremo grandi danni, e perdita di funzionalità significativa, più difficilmente il crollo.

Cosa ha di particolare una casa antisismica rispetto a una casa non antisismica? Intanto bisogna chiarire cosa intendiamo per casa antisismica. Riferendoci all’ultima normativa in vigore in Italia, ovvero le NTC2008 e s.m.i., diciamo che una casa antisismica è un casa progettata nel rispetto di questa normativa.

la duttilità strutturale

Il criterio principale su cui si basa la moderna scienza del costruire è la “duttilità strutturale”. Una struttura che risponde a questo criteri è una  struttura che in seguito ad una grossa azione sismica si deforma, si plasticizza e infine si “rompe bene”, ovvero si comporta in modo duttile e in un modo che lo strutturista ha predeterminato grazie alla “gerarchia delle strutture”. La differenza fra una rottura fragile e una rottura duttile è in buona sostanza la velocità con cui un elemento strutturale si rompe. Se la rottura è fragile è pericolosa perché non ha segni di avvertimento chiaramente individuabili, se la rottura è duttile è una rottura preferibile perché si manifesta con dei segni premonitori e la struttura può ancora reggere i carichi statici prima di collassare definitivamente.

Tornando alla considerazione iniziale, a seconda dell’intensità del sisma e premesso il fatto che molte volte sono stati compiuti errori madornali, e progettazioni concettualmente sbagliate, se una struttura crolla potrebbe non esserci nessun colpevole, perché se la struttura si è comportata come previsto in fase di progettazione ha fatto tutto quello che doveva fare.

Ricordiamo inoltre che la moderna scienza delle costruzioni si basa sul metodo semiprobabilistico degli stati limite, si stima un certo tempo di ritorno per un dato evento e si progetta per quel tempo di ritorno, per esempio 475 anni.

Ma se madre natura decide di fregarsene di quello che crediamo di sapere e provoca un terremoto molto più forte di quello che noi avevamo previsto per quella data zona?

Gli isolatori sismici

Quanto detto fino ad ora vale per gli edifici convenzionali, così come progettati oggi in Italia, in realtà qualcosa di più in molti casi si può fare e un discorso a parte lo meritano gli isolatori sismici che sembrano oggi la migliore tecnologia disponibile per far resistere un edificio a un forte sisma senza danni tali da renderlo inutilizzabile.

Le DGR della regione Emilia Romagna sulla sismica

Una normativa complessa e articolata

In Emilia Romagna per la progettazione strutturale, oltre che l’obbligo di attenersi alla normativa tecnica nazionale, ovvero le NTC2008 e circolare esplicativa e la legge regionale 19/2008, ci sono diversi atti di indirizzo regionali ai quali attenersi, ricordiamo i principali

Le delibere di assemblea regionale dell’Emilia Romagna

Ecco un elenco si spera esaustivo di tutti gli atti di indirizzo importanti di cui tenere conto quando si progetta una struttura in Emilia Romagna.

DGR 1126/2011, definizione del rimborso forfettario per le spese istruttorie relative alle autorizzazioni sismiche e ai depositi dei progetti strutturali, ai sensi dell’art. 20 della l.r. n. 19 del 2008 “norme per la riduzione del rischio sismico”

DGR 1661/2009, approvazione elenco categorie di edifici di interesse strategico e opere infrastrutturali la cui funzionalita’ durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile ed elenco categorie di edifici e opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso.

DGR 687/2011, atto di indirizzo recante l’individuazione degli interventi privi di rilevanza per la pubblica incolumita’ ai fini sismici e delle varianti in corso d’opera, riguardanti parti strutturali, che non rivestono carattere sostanziale, ai sensi dell’ articolo 9, comma 4 della l.r. n. 19 del 2008.

DGR 1373/2011 Approvazione dell’atto di indirizzo recante la “Modulistica Unificata Regionale relativa ai procedimenti in materia sismica (MUR)”

DGR 1879/2011, approvazione dell’atto di indirizzo in merito alla definizione degli interventi di sopraelevazione, ampliamento e delle strutture compenetranti, ai fini dell’applicazione del paragrafo 8.4.1 delle ntc – 2008 e della l.r. n. 19 del 2008.

Di utilità alla DGR 687/2011 ricordiamo anche la DAL 279/2011, ovvero Approvazione dell’atto di coordinamento sulle definizioni tecniche uniformi per l’urbanistica e l’edilizia e sulla documentazione necessaria per i titoli abilitativi edilizi che ci fornisce un chiarimento sulle definizioni utilizzate in tale norma.

Data l’articolazione e la complessità della normativa quello che viene lecito domandarsi è se era necessario davvero complicare così tanto le cose e se non si possa fare un testo unico che raccolga tutte le norme. A parere dello scrivente inoltre ci si chiede se una tale complessità sia davvero necessaria e non porti più ad errori (puniti ovviamente con multe), magari fatti in buona fede dai progettisti che reali vantaggi per la società.

Esperimenti con la tavola vibrante

Volevo condividere questo interessante filmato che mostra alcuni esperimenti didattici con la tavola vibrante, che è uno strumento che ci permette di simulare con approssimazione ingegneristica quello che avviene nelle strutture reali quando subiscono delle onde (il sisma è una sollecitazione ondulatoria, non così regolare naturalmente ne monodirezionale come in questo caso). In questo filmato della scuola Aldini Valeriani di Bologna vengono spiegati in modo semplice alcune interessantissime nozioni di sismica.

Per esempio è interessante scoprire in un terremoto che non sono gli edifici più alti a subire i danni peggiori come sarebbe logico pensare… ma dipende dal tipo di onda sismica e dal periodo proprio della struttura e dalla risonanza che si può creare.

Idoneità statica degli edifici

Si segnala in merito all’idoneità statica degli edifici questo convegno che fornisce molti chiarimenti in merito su una questione ancora molto dibattuta, date le ovvie difficoltà che si incontrano negli edifici esistenti.

Articolo sul convegno sull’idoneità statica degli edifici

Gli atti del convegno dell’università di Trento in merito all’idoneità statica degli edifici.

linee guida dell’università di Trento sulla dichiarazione di idoneità statica degli edifici

il video del convegno