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Difformità e sanatorie

Le difformità rispetto al progetto depositato e al catasto.

Quando mi si chiede di intervenire su un appartamento o un immobile esistente con piccole opere interne faccio sempre un controllo sulle misure esistenti rispetto a planimetria catastale e progetto depositato, anche se non intervengo su quelle parti di immobile.

Perché? Le difformità possono annullare un futuro rogito, oltre che se non sanate provocare problemi successivi anche al tecnico che ha redatto un progetto che non parte da uno stato legittimato. A tal proposito linko quest’interessante articolo di ediltecnico:

http://www.ediltecnico.it/40289/difformita-catastali-immobili-provocano-nullita-vendita/

Il problema è che spesso, o meglio quasi sempre il proprietario non è a conoscenza di tali difformità preesistenti perché realizzate al momento della costruzione e non denunciate con una variante finale, variante finale che anni fa purtroppo a volte non veniva presentata, lasciando depositato uno stato non conforme alla realtà.

Per lo stato non è importante chi ha effettivamente realizzato e quando le difformità, spesso l’attuale proprietario è costretto a sanare (nessuno vi costringerà a sanare fino alla vendita, ma in alcune provincie fra cui per esempio Parma è obbligatorio allegare la conformità urbanistica al rogito), pagando le difformità realizzate da altri con una sanatoria che può avere costi anche importanti a seconda dell’abuso (il minimo in Emilia Romagna è comunque 1000€, attualmente o 2000€ a seconda del caso), escluso poi il costo del tecnico che si occuperà della pratica.

E se devo eseguire piccole opere interne?

Nel caso sia vostra intenzione eseguire piccole opere interne quali ad esempio aperture di porte, abbattimenti di pareti anche se non portanti, si fa presente che è obbligatoria comunque la denuncia attraverso un titolo autorizzativo che può essere una CIL o una SCIA a seconda dei casi.

Molto spesso queste opere possono essere detratte come ristrutturazione edilizia al 50%. Se la denuncia non viene fatta al momento della realizzazione delle opere, oltre a non avere diritto alla detrazione, la realizzazione senza titolo costituisce un vero e proprio abuso edilizio. Particolare attenzione va riservata inoltre a quando si opera su strutture portanti (ad esempio con un’apertura di una porta su parete portante), la realizzazione senza denuncia strutturale porta ad autorizzazione sismica con ulteriore multa e denunce nelle sedi appropriate.

Nel caso le opere siano state realizzate senza titolo, andranno regolarizzate successivamente in sanatoria, pagando relativa multa e le relative spese tecniche e non potendo accedere a detrazione dato che non ci sono fatture da poter detrarre.

APE su groupon

APE su groupon

il noto sito di acquisti, da un pò di tempo si è messo a vendere oltre ad oggetti anche servizi, con risultati non sempre conformi alle aspettative. Vediamo di capire se davvero un ape su groupon è un affare.

Ape su groupon

Ape su groupon

Vi racconto per esempio una storiella che riguarda mio padre.

Mio padre, come tutte le persone dotate di PC viene inondato da spam sulla casella mail, anche di groupon e altri siti simili. Fra i vari deal proposti ce n’era uno che riguardava il tinteggio di una superficie di casa per una cifra ridicola, intorno ai 100€, cifra che data la superficie in gioco non ripagava nemmeno i materiali. essendo inserito nel settore dell’edilizia da anni e avendo un idea dei costi reali della prestazione (ma va bene anche il buon senso), l’avverti della potenziale fregatura, ma lui niente come non aver parlato, non solo, mi fece prendere accordi con “l’impresa” onde evitare fregature (cosa che io gli avevo dato per praticamente certa), cosa che vi lascio immaginare feci molto mal volentieri.

Mi ritrovai a parlare con un egiziano che capiva si e no 10 parole di italiano (ma la nazionalità in questi casi non conta), vennero e fecero un preventivo da 300€ perché in effetti c’erano alcune difficoltà oggettive (ma intanto i 100€ erano già andati a farsi benedire) preventivo che a mio parere era comunque troppo basso.

Vennero a fare i lavori 3 persone che lavorarono per circa 8h, fecero un lavoro che definire “da cani” è un eufemismo, sporcando ovunque, non dipingendo alcune parti, lasciando evidenti macchie ovunque. Insomma fecero più danni che altro.

Mio padre li pagò (io non c’ero se non col cavolo che li pagavo per una cosa del genere a costo di chiamare i carabinieri) e ci toccò chiamare un vero pittore per aggiustare il lavoro.

La morale qual’è? Quando il prezzo di una prestazione sembra troppo conveniente è in genere una fregatura o non vi stanno offrendo lo stesso prodotto che costerebbe molto di più.

Torniamo agli APE, quanto deve costare effettivamente un APE per essere credibile? Facciamo 2 conti semplici:

  • Sopralluogo: 2 ore circa fra viaggio e sopralluogo effettivo con rilievo, controllo documentale, ecc.;
  • elaborazione dei dati, controllo, reperimento dati utili, schede tecniche ecc: 4 ore circa per un appartamento piccolo con riscaldamento autonomo;
  • inserimento dati nel catasto regionale e controllo: 1 ora circa se non ci sono intoppi;
  • consegna e stampa attestati in originale: altre 2 ore circa.

Totale se non ci sono intoppi particolari: 9 ore di lavoro escluso costo del software, degli strumenti tecnici quali distanziometro laser, eventuali altri strumenti tecnici, gli ammortamenti annuali, l’auto per venire a fare il sopralluogo, il costo del corso e dell’abilitazione, ecc.

Una giornata di lavoro lorda deve avere un ricavo di almeno 200€ + iva perché in effetti tolti i costi fissi e le tasse se ne viene in tasca la metà e tanto di guadagnato.

In pratica un APE semplice a mio parere deve costare almeno 200€+ iva. Lavorare a meno significa rischiare di lavorare sottocosto.

Veniamo a groupon…

Prendiamo la prestazione “medium” che costa ben 39,90€…

  • Diciamo che groupon si prenderà qualcosa per il suo servizio, dato che non credo sia un sito di beneficenza… che ne so 10€? restano 29,90€;
  • rimangono 29,90€ che da quello che posso capire sono una cifra finita compresa IVA e Cnpaia obbligatorie quindi diciamo che dobbiamo decurtare del 26%, rimangono 23€;
  • togliamo almeno altri 10€ per considerare tasse e ulteriori spese, diciamo che netti restano ottimisticamente 13€ netti per ogni APE.

Possiamo dire che a meno di metterci pochissimo tempo il guadagno è di circa 13€/9h= 1,44€/h. Credo che non esista attualmente in Italia nessun lavoro, escluso il volontariato, così mal pagato, senza contare il rischio di multe (per APE mal fatti si parte dai 700€ in su) e la responsabilità deontologica su una prestazione professionale che a quelle cifre non credo possa essere eseguita con diligenza e professionalità (ma posso sbagliarmi).

Qualcuno potrebbe obiettare che fare un APE può indurre il cliente ad affidarci altri lavori… ma siamo sinceri, in genere l’ape lo fa chi deve vendere o affittare un immobile, in quanti casi un APE può essere utile per ottenere altri lavori? Nel mio caso non lo è stato mai.

Questo per capire che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto anomalo.

Perché gli ordini non fanno una battaglia seria su questa cosa per me rimane un mistero e non è che non abbia sollevato la cosa con l’ordine provinciale, anzi, ma evidentemente non esistono nemmeno gli strumenti legali per contrastare il fenomeno. Quello che posso dire all’utente finale è di pensarci bene prima di affidare una prestazione paurosamente sottocosto, in genere si ottiene per quanto si paga, nessuno regala niente.

Quanto costa ristrutturare in Italia?

Ristrutturare in Italia ha dei costi molto variabili che dipendono principalmente da:

  • Tipologia dell’immobile di partenza e anno di costruzione dello stesso;
  • Condizioni di manutenzione al momento della ristrutturazione;
  • tipologia di interventi che si vogliono mettere in atto;
  • Se sono necessari o meno interventi sulle strutture che alzano notevolmente i costi;
  • se vogliamo agire sull’involucro (isolamento termico esterno o interno);
  • qual’è la situazione finale che vogliamo raggiungere e quanto “prestigio” deve avere l’immobile alla fine dei lavori;

E altro… Questo premesso l’articolo che pubblico nelle righe sottostanti, ha cercato di fare un interessante indagine per vedere a parità delle condizioni di cui sopra il costo di una ristrutturazione media in Italia.

Teniamo presenti che queste cifre sono presumibilmente al netto di eventuali diritti comunali, bolli, oneri se dovuti, iva e spese tecniche che messi insieme alzano la cifra di circa il 20/30%, Per avere un costo il più attendibile possibile come sempre consigliamo di rivolgersi in prima istanza al tecnico e successivamente all’impresa e non viceversa come purtroppo spesso avviene anche perché per avere la detrazione del 50% sulle spese da ristrutturazione è quasi sempre necessaria una pratica edilizia depositata da tecnico abilitato che dimostri quello che è stato fatto e che i lavori si sono svolti conformemente alle normative edilizie, urbanistiche, strutturali, energetiche e sulla sicurezza nei cantieri.

Ristrutturare in Italia: per un appartamento di 70mq si spendono 34.000 euro

Milano, novembre 2015 – La conferma dei bonus fiscali per ristrutturare e migliorare l’efficienza energetica degli immobili rivela l’importanza di questo tipo di interventi per il patrimonio immobiliare italiano. Ma quanto costa ristrutturare un immobile? Alla domanda hanno risposto i portali ProntoPro.it (http://www.prontopro.it), startup che mette in contatto domanda e offerta di lavoro professionale e artigiano, e Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), sito di annunci leader in Italia. Secondo l’analisi, il costo medio di un intervento su un appartamento tipo equivale a 34.000 euro.
Lo studio è stato condotto prendendo come esempio un bilocale di 70 metri quadrati – nei venti capoluoghi di regione – posto al primo piano di uno stabile in area semi-centrale, per il quale fosse necessario procedere a demolizione, rimozione e costruzione dei tramezzi, intonaci e rasature, pavimenti e rivestimenti, opere da imbianchino, opere da idraulico, impianto di riscaldamento, impianto elettrico, assistenze murarie, condizionamento dell’aria, infissi e fornitura materiali. ProntoPro.it ha analizzato i preventivi disponibili sul portale, arricchendo il campione con ulteriori interviste, e ha costruito la mappa italiana dei costi delle ristrutturazioni.
Se a livello nazionale il prezzo medio di un immobile come quello considerato è pari a 133.500 euro, analizzando le cifre richieste nei venti capoluoghi emerge che Roma è la città più cara in cui comprare un immobile da ristrutturare (235.750 euro), ma anche quella in cui i lavori costano di più, dato che la spesa media è pari a 38.900 euro.
Milano arriva seconda, sia per i prezzi richiesti, qui mediamente pari a 226.650 euro, sia per le spese da sostenere per la ristrutturazione, che hanno registrato una media di 37.500 euro. Benché nell’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it Firenze fosse stata eletta città più cara d’Italia per i suoi immobili, le cose cambiano quando si isolano quelli da ristrutturare: il capoluogo toscano si piazza terzo in classifica, con una media pari a 214.000 euro. Per ciò che, invece, riguarda il costo delle ristrutturazioni, la terza città più cara è Trento: qui mettere mano a un immobile tipo costa in media 35.850 euro.
Di contro, è emerso che il capoluogo di regione in cui costa meno ristrutturare è Catanzaro, dove la media si è fermata a 28.850 euro. Sono tutte città del Sud quelle che occupano il podio della convenienza: al secondo posto si è classificata Palermo, dove nel complesso i lavori arrivano a costare mediamente 29.700 euro; terza è Campobasso, in cui chi vuole ristrutturare un appartamento deve mettere in conto 30.050 euro.
«Con la proroga dei bonus per le ristrutturazioni anche per il 2016, il business dei lavori in casa potrà contare su un bacino di utenza ampio e variegato – dichiara Marco Ogliengo, CEO di
Prontopro.it – a cui professionisti e artigiani dovranno rispondere in modo sempre più veloce ed efficace. In questo senso, il web è un luogo di scambio irrinunciabile dove far conoscere la propria offerta».
Segue tabella per i venti capoluoghi di regione con i costi medi dei bilocali (70 metri quadrati) da ristrutturare e la spesa media degli interventi di ristrutturazione.

costo medio ristrutturazione di un appartamento di 70mq in Italia

costo medio delle ristrutturazione di un appartamento di 70mq in Italia

Batterie di accumulo per fotovoltaico

Batterie di accumulo per fotovoltaico

Volevo linkare un interessantissmo articolo del sempre puntuale mygreenbuildings.org sulle batterie per fotovoltaico che incentivano l’autoconsumo, in modo da avere un migliore sfruttamento dell’impianto fotovoltaico. Il sistema conviene? Secondo l’articolo se l’analisi è esatta di ha una certa convenienza, ma con il sicuro calo dei prezzi che segue sempre l’evoluzione di una tecnologia, il sistema diverrà probabilmente lo standard.

batterie da accumulo per fotovoltaico

Il sistema a cui si fa riferimento sono le batterie di accumulo TESLA powerwall (sito ufficiale powerwall tesla), qui le specifiche direttamente dal sito tesla

specifiche tesla powerwall batteria di accumulo per fotovoltaico

specifiche tesla powerwall

65% – sostituzione di vecchio generatore con caldaia a biomassa

Interventi per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti: la sostituzione del vecchio generatore con una caldaia a biomassa

caldaia a pellet

caldaia a pellet

volete sostituire la vostra vecchia caldaia con una a biomassa (per esempio a pellet) e rientrare negli incentivi del 65% per la riqualificazione energetica? Prima di addentrarvi nella lettura del vademecum ricordo i tre punti fondamentali imprescindibili:

  1. alla data della richiesta di detrazione, deve essere “esistente”, ossia accatastato o con richiesta di accatastamento in corso;
  2. deve essere in regola con il pagamento di eventuali tributi;
  3. deve essere dotato di impianto di riscaldamento;

Inoltre devono essere rispettati i seguenti requisiti tecnici molto impegnativi che rendono necessaria una corretta valutazione della convenienza dell’intervento:

REQUISITI TECNICI SPECIFICI DELL’INTERVENTO:

l’intervento deve assicurare un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale non superiore ai valori limite riportati in tabella all’Allegato A di cui al DM 11.03.08

requisiti tabella allegato A DM 11.3.08

requisiti tabella allegato A DM 11.3.08

ed inoltre i seguenti requisiti:
a) un rendimento utile nominale minimo non inferiore all’85% (in base al punto 1 dell’Allegato 2 del D. Lgs. 28/2011). Riteniamo anche che esso debba essere conforme alla classe 5 di cui alla UNI-EN 303-5 2012, in quanto riteniamo che la classe 3 della vecchia norma corrisponda alla classe 5 della norma revisionata;
b) il rispetto dei criteri e dei requisiti tecnici stabiliti dal provvedimento di cui all’articolo 290, comma 4, del D. lgs. n°152 del 2006 (dal 29/3/2012, in base al punto 1 dell’Allegato 2 del D. Lgs. 28/2011);
c) conformità alle classi di qualità A1 e A2 delle norme UNI EN 14961-2 per il pellet e UNI EN 14961-4 per il cippato (dal 29/3/2012, in base al punto 2 dell’Allegato 2 del D. Lgs. 28/2011)

tabella 4a dlgs192-05

tabella 4a dlgs192-05

a) inoltre, per i soli edifici ubicati nelle zone climatiche C, D, E, F:
chiusure apribili ed assimilabili (porte, finestre e vetrine anche se non apribili), che delimitano l’edificio verso l’esterno o verso locali non riscaldati, devono rispettare i limiti massimi di trasmittanza di cui alla tabella 4a dell’Allegato C al D. Lgs. N°192 del 2005. La rispondenza ai requisiti di cui sopra deve essere riportata nell’asseverazione compilata dal tecnico abilitato e dichiarata nella richiesta di detrazione da trasmettere ad ENEA.

è un intervento che conviene?

A parere dello scrivente la detraibilità dell’intervento col 65% è parecchio complicata e attuabile solo con una serie di interventi di riqualificazione globale. Nulla vieta di installarsi una caldaia a biomassa  e non usufruire della detrazione del 65%, rendendo tutto più semplice. Oggi è molto di moda la cosiddetta caldaia a pellet, ma a parte la moda è da valutare bene se è conveniente e utile per il caso in esame il ricorso a questo tipo di tecnologia che spesso ha bisogno di un ulteriore canna fumaria e di altri interventi collaterali. Inoltre il costo del pellet è purtroppo in costante aumento.

Conviene? Non è una valutazione semplice e veloce, vi consiglio come sempre di rivolgervi a un tecnico e non subito a un venditore, magari a un termotecnico esperto di questa tecnologia che potrà forse consigliarvi qualcosa di più adatto al vostro caso, magari una pompa di calore a altro. Si potrebbe infatti scoprire che dopo aver riqualificato in modo consistente  la propria casa la caldaia a biomassa o a pellet ha una potenza esagerata rispetto alla richiesta e non conviene più.

cos’è la biomassa

La biomassa non è solo il pellet, ma qualsiasi combustibile di derivazione organica non fossile. E’ considerata energia rinnovabile perché è rigenerabile in tempi relativamente veloci. In pratica vengono utilizzati come combustibile per piccole caldaie a biomassa principalmente:

  • legno
  • cippato: legno sminuzzato spesso derivato da scarti di lavorazione
  • pellet: segatura essiccata e poi compressa

ma ci sono anche altri tipi di biomassa solo che non esistono caldaie utilizzabili per ambiti di tipo civile.

Riferimenti:

vademecum dell’agenzia delle entrate.

biomasse su wikipedia

principali combustibili a biomassa per caldaie di uso civile

La muffa nei muri delle case nuove

muffa e ponti termici

muffa e ponti termici

La cosiddetta muffa nei muri presente nelle case nuove è fonte di infinita discussione fra proprietari e costruttori che genera un rimbalzo di colpe fra gli uni e gli. I proprietari accusano il costruttore di aver costruito male, i proprietari accusano gli inquilini di non aerare a sufficienza (non si aera mai abbastanza…) o di farsi troppe docce, di stendere i panni in casa (e se per esempio non c’è uno spazio condominiale apposito dove si dovrebbe stendere in inverno quando magari fuori piove o c’è nebbia?) o come ho sentito di invitare troppa gente in casa…?

Vediamo di fare un pò di luce sul problema e di cercare di “dare a Cesare quel che è di Cesare”.

Cos’è la muffa nei muri?

Non è una risposta banale come potrebbe sembrare, quella che noi comunemente chiamiamo muffa potrebbe in realtà tante cose, vediamo un pò:

FUNGHI: organismi pluricellulari privi di clorofilla (a differenza delle alghe), costituiti da cellule sferoidali o allungate dette ife, spesso riunite in ammassi intrecciati chiamati miceli. Tutti i funghi sono eterotrofi, cioè ricavano il cibo dall’ambiente esterno; la cellulosa, sostanza organica presente nelle idropitture, costituisce un’ottima fonte di nutrimento e un ambiente umido e poco aerato l’habitat ideale per la proliferazione.

MUFFE: manifestazione visiva dello sviluppo di alcuni tipi di funghi pluricellulari, capaci di ricoprire le superfici sotto forma di miceli spugnosi. A seconda delle specie coinvolte
nella colonizzazione, il loro colore può essere grigio, verdastro, marrone o nero. Le spore rilasciate dalle muffe a scopo riproduttivo non sono normalmente dannose per la salute, ma nei soggetti predisposti possono determinare reazioni allergiche.

ALGHE: organismi vegetali mono o pluricellulari strutturalmente molto semplici, ma dotati di clorofilla e dunque in grado di effettuare processi di fotosintesi. Si sviluppano più frequentemente sulle facciate esterne, dove possono trovare la luce e il nutrimento necessari per sopravvivere. Sono generalmente verdi, anche se particolari pigmenti possono conferire loro un colore azzurro, rosso o bruno. Se non vengono bloccate in tempo, le alghe portano allo sviluppo di agenti di degrado biologico più complessi e difficili da debellare, come il muschio e i licheni.

MUSCHIO: gruppo di vegetali delle Briofite presente in natura in circa 15.000 specie e le cui foglioline sono caratterizzate da un ordinamento a spirale. Il muschio non può essere estirpato con le sostanze che contrastano la crescita di muffe e alghe e prolifera in ambienti umidi, poco
soleggiati e soggetti a ristagno d’acqua.

LICHENI: spesso erroneamente confusi con il muschio, sono in realtà degli organismi simbiotici derivanti dall’associazione di funghi e alghe; sono in grado di sopravvivere anche in condizioni ambientali molto severe e impossibili per altri vegetali. Come il muschio, anche i licheni sono molto resistenti agli agenti biocidi.

Perché si presentano questi fenomeni di degrado delle murature:

Per avere la proliferazione di muffe e funghi devono sussistere le condizioni di:

  • umidità
  • cibo per alimentarsi
  • scarsa ventilazione
  • calore (5-25° di temperatura, guarda caso quelli che ci sono nelle case normalmente)

Le condizioni ideali alla sopravvivenza delle alghe sono:

  • sostanze organiche che forniscano nutrimento
  • umidità
  • ambiente neutro-alcalino
  • luce per fotosintesi clorofilliana
  • sali minerali

Quindi diciamo che le muffe e funghi si formano preferibilmente all’interno mentre alghe muschio e licheni preferibilmente all’esterno.

La principale causa che può determinare lo sviluppo di funghi e muffe all’interno dei locali è l’accumulo di umidità e la formazione di condensa sulle pareti. Questi fenomeni dipendono da numerosi fattori:

  • Scarso ricambio d’aria nei locali.
  • Problemi di umidità di risalita capillare dal terreno.
  • Esposizione della parete a nord su abitazioni non coibentate.
  • Presenza di mobili ingombranti che coprono i muri impedendone la ventilazione, su pareti non coibentate.
  • Forte produzione di vapor acqueo, come accade spesso nei bagni e nelle cucine.
  • Materiali e tecniche costruttive impiegate in maniera non idonea che possono creare ponti termici.

Numerosi altri fattori contribuiscono potenzialmente allo sviluppo delle muffe all’interno. Tra essi ricordiamo:

  • Temperatura favorevole, generalmente compresa tra i 5 °C e i 25 °C, senza sbalzi rapidi, quindi quella che normalmente c’è nelle case (20° in inverno, 25/27° in estate).
  • Presenza in parete di sostanze organiche che forniscono nutrimento alle muffe, come la cellulosa contenuta nelle idropitture o le impurità e lo sporco depositatisi nel tempo. Anche un’accurata pulizia delle superfici murali può non essere sufficiente ad eliminare tutte queste sostanze, specialmente negli angoli e nei punti meno ventilati.
  • Lavorazioni particolari realizzate all’interno del locale, come nel caso dei caseifici, degli stabilimenti alimentari o delle lavanderie industriali.

Perché si forma la muffa nei muri delle case nuove

Le case nuove per motivi di risparmio energetico sono più impermeabili delle case vecchie quindi tendono a conservare l’umidità relativa presente che può facilmente andare sopra il 60%, specialmente nei bagni e nelle cucine anche molto oltre. Se non c’è un sistema di ricambio meccanico dell’aria, presente solo negli edifici più evoluti l’umidità può essere eliminata solo col ricambio “manuale” dell’aria, ovvero aprendo le finestre.

Se è presente un ponte termico o una parete non isolata o isolata male, specie se orientata a nord si può facilmente raggiungere il punto di rugiada che dipende da umidità relativa dell’aria e temperatura del’aria presente, in quel punto avverrà la condensa e potrà formarsi muffa, che sarà favorita da scarso ricambio di aria, quindi più facilmente si formerà dietro i mobili.

Quali sono i comportamenti corretti?

Per evitare o almeno limitare la formazione di muffe a parere dello scriventi si può e si deve:

  • mantenere un adeguata aerazione aprendo ogni tanto le finestre ( ma non si può chiedere di aprire le finestre in continuazione se no addio risparmio energetico e inoltre se non siamo in casa non possiamo pagare qualcuno che fa aerazione al posto nostro);
  • dotarsi di un deumidificatore per togliere parte dell’umidità interne delle case che agisca autonomamente rispetto al proprietario mantenendo un corretto livello di umidità;
  • riscaldare uniformemente la casa in modo da non creare zone fredde;
  • evitare se possibile mobili attaccati alle pareti che danno verso l’esterno o controllare periodicamente cosa succede dietro di essi per rimediare nel caso immediatamente;
  • tenere sotto controllo l’umidità relativa della casa con un misuratore, costano pochi euro e spesso sono abbinati a sveglie, la soglia di pericolo a mio parere è quando l’umidità relativa permane spesso al di sopra del 60%.

Una volta che si seguono tali comportamenti la formazione della muffa non è più imputabile ai proprietari, perché va bene aerare ogni tanto ma non si può chiedere a una persona in inverno di aprire 4/5 volte al giorno, per di più se fuori piove e c’è un umidità relativa esterna superiore al 90%, il che renderebbe comunque l’aerazione inutile al fine dello smaltimento dell’umidità.

ponte termico

ponte termico, le zone blu sono a una temperatura sensibilmente minore delle zone arancioni, in questo caso si parla di ponte termico geometrico, in corrispondenza dell’angolo del fabbricato.

Questo per dire che la causa della muffa sui muri, nel caso in cui il comportamento degli utenti sia corretto è da ricercarsi nei dettagli costruttivi che creano dei ponti termici in cui l’umidità andrà a condensare, quindi in errori o progettuali o esecutivi. Ove vi siano evidenti ponti termici non corretti come interruzioni del cappotto termico o particolari non correttamente coibentati è ovvio che attribuire la causa della muffa esclusivamente ai proprietari è quanto meno una pratica scorretta, purtroppo spesso utilizzata da imprese poco serie che non vogliono ammettere errori.

Un ponte termico in buona sostanza è una discontinuità che crea una differenza di temperatura, ovvero un punto freddo, nel quale la condensa avverrà in modo preferenziale.

E’ ovvio che ogni caso va esaminato attentamente e tale scopo può essere utile il ricordo a misurazioni di temperatura e umidità puntuali tramite per esempio termocamera, o termometro a infrarossi o tramite datalogger posizionati nei punti strategici, in modo da capire se il comportamento degli utenti e corretto, l’esame puntuale del progetto e la verifica quando possibile della corretta esecuzione degli accorgimenti di isolamento e di correzione dei ponti termici.

Il nostro studio si offre per verifiche della situazione sul posto e suggerire eventuali soluzioni se praticabili, la soluzione infatti non è spesso ne facile ne economica.

bibliografia:

colorificio San Marco

sullo stesso argomento:

dal blog mygreenbuldings